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Vittorino Andreoli. Le conseguenze psicologiche della pandemia

10 giugno 2021 - Rai Cultura

Fonte: Rai Cultura

Ritornare alle dinamiche tra i corpi

Vittorino Andreoli, intervistato nel giugno 2021, per la prima volta dall’inizio della pandemia, parla delle conseguenze psicologiche che hanno subito le persone e in particolare gli adolescenti.
Si tratta della prima pandemia della storia umana, che ha procurato un trauma collettivo, colpendo un’umanità già malata che si reggeva su un precario equilibrio che è stato completamente scardinato e che ha sconvolto una delle caratteristiche principali dell’uomo ossia la socialità, mandando in crisi le relazioni umane, dall’amicizia all’amore.
Sono scattati meccanismi difensivi, dall’ossessività di chi vedeva l’altro come un possibile untore, quindi come un nemico a chi arrivava alla negazione del pericolo.

"C’è stato un conflitto filosofico ed esistenziale tra la dimensione dell’essere e la dimensione economica ed è stato dimenticato l’umanesimo, cioè quell’insieme di principi che sono alla base del vivere insieme agli altri."

"L’adolescente è la figura che ha più sofferto in questo periodo, perché si trova in una fondamentale fase di metamorfosi, nella quale è necessario staccarsi dalla famiglia per poter così avvertire maggiormente l’importanza degli altri di pari età e per riuscire a collaborare con loro. Questo mondo è stato sconvolto, portando gli adolescenti ad isolarsi e a rifugiarsi nei mezzi di comunicazione di massa, trasformando quella che era la socialità dei corpi nella virtualità.
La socialità riversata su un mezzo che non è in grado di soddisfare i bisogni del corpo si spegneva, con i conseguenti problemi di depressione adolescenziale e con l'aumento dei suicidi. L’adolescenza ha bisogno di essere sostenuta non con le prediche ma con il fare."

"Sono stati modificati i teatri dell’esistenza, la famiglia, la scuola, la religione, con il lavoro spostato a casa, il cosiddetto "smart working", che è una modalità assurda, perché in famiglia bisogna respirare l’aria degli affetti, non vivere i problemi lavorativi, che finiscono per sconvolgere le famiglie stesse.
Lo stesso si può dire della scuola, perché se la didattica a distanza è stata un tentativo di affrontare l’emergenza, ora è necessario dimenticarla, perché non è scuola ed è auspicabile che si ritorni prima possibile alle dinamiche tra i corpi."

Andreoli invita a non ascoltare le tante Cassandre che vanno dicendo che questa pandemia non avrà mai fine, perché si tratta di affermazioni che non si fondano sull’analisi della realtà.

"La medicina oggi deve diventare una medicina di comunità, che si occupa di tutta la comunità senza differenze e che rispetti l’uomo. Bisogna ritornare ai principi di Ippocrate, che ha scritto il codice di comportamento dei medici, ancora oggi letto, ma purtroppo non applicato."