La famiglia digitale” – Vittorino Andreoli

Fonte: amantideilibri.it

12 ottobre 2022 | Cristina Mosca

“La famiglia digitale. Come la tecnologia ci sta cambiando” (Solferino) è un saggio pubblicato alla fine del 2020 in cui il dottore Vittorino Andreoli, psichiatra di fama internazionale, canta il requiem della famiglia come luogo di affetti e condivisione.

Cos’è La famiglia digitale

All’inizio sembra che il dottor Andreoli la prenda un po’ alla lontana, da Adamo ed Eva diciamo. Il saggio si apre con una breve rassegna – molto interessante, tra l’altro – sull’evoluzione della famiglia a partire dal Mesolitico. Si conclude parlando di come le nuove tecnologie del dopoguerra abbiano modificato il tempo dello stare insieme e della condivisione.

Le donne non devono più al lavatoio, fonte di acqua ma anche di chiacchiere, informazioni e di incontri; gli uomini non devono più accudire il camino, intorno a cui venivano raccolti e tramandati i ricordi alle generazioni successive. Aumenta il tempo per la propria bellezza, il proprio benessere e i propri interessi. Viene preparata la strada a una famiglia fatta di individui. O monadi?

Registrati questi cambiamenti – se in positivo o in negativo i posteri lo sapranno – Vittorino Andreoli passa alla rivoluzione del digitale. Che, come la tecnologia in generale, è uno strumento e diventa pericoloso o portentoso in base al suo utilizzo.

“Secondo la nostra valutazione, i social network sono una vera calamità sociale e devono essere considerati strumenti che attentano ai princìpi razionali e ai fondamenti relazionali su cui si regge la nostra civiltà”

Infine, il dottore elenca sei punti per i quali il concetto di famiglia sta tramontando ed è forse destinato ai “folli” come lui, che non saranno riusciti ad adeguarsi.

Recensione

Vittorino Andreoli prende delle posizioni ben precise contro l’abuso dei social network. Ne vede i benefici, ad esempio quando qualcuno è impossibilitato ad alzarsi dal proprio letto, o quando il mondo ha ricevuto delle restrizioni in presenza dell’epidemia di Covid. Ciononostante, scaglia severi anatemi contro la spersonalizzazione e la caduta delle identità.

La famiglia, dice, è una rete che resta salda finché i nodi, cioè i suoi membri, svolgono ruoli ben definiti. La sovrapposizione di un mondo virtuale, in cui possiamo essere qualcosa che non siamo, mescola e confonde le definizioni, non sempre con risultati produttivi.

“ (…) “sociale” è la condizione in cui un singolo si trova fra tante altre persone simili a lui. È questo un presupposto per sentirsi bene e per riconoscersi nell’altro avendo però uno spazio da “protagonisti”, e ciò non significa dominare ma chiedere semplicemente di essere notati quando ci si esprime”

Sono tante altre le riflessioni che mi hanno incuriosita, affascinata e spinta a pensare. Per esempio mi sono ricordata che il rapporto face to face con una persona permette di completare sia la comunicazione sia l’intero legame, grazie al linguaggio paraverbale e involontario.

Nel complesso, ho trovato il libro molto interessante. Eppure non mi aspettavo che un saggio si pronunciasse su ciò che è bene e ciò che male. È il primo scritto che leggo di Vittorino Andreoli e non conoscevo il suo stile. Non so se sia una sua abitudine o se è l’argomento a farlo proprio arrabbiare.

“Se la vita è sempre “in tempo reale”, l’attesa non ha più un senso”

L’unico limite di questo testo, a mio avviso, è nel parlare del digitale come una barriera che si alzi solo tra figli e genitori e non anche tra genitori e figli. Nel titolo leggo “famiglia” e penso a un luogo in cui lo scambio è vicendevole, come Andreoli stesso conferma.

Perciò, se dietro una porta chiusa c’è un adolescente sordo ai richiami della mamma perché impegnato a chattare con qualcuno in un altro continente, può esserci anche una mamma che non sente il richiamo del bambino allo stesso tavolo perché impegnata a sfogliare Facebook.

Ecco, avrei avuto bisogno che l’autore contemplasse anche quest’altra parte del cielo. Magari così anche noi adulti possiamo provare a capirne e prevenire i danni sulla mente e la socialità dei nostri giovani e ci sentiamo responsabilizzati. Magari lo ha già fatto in un altro saggio o presto lo farà: mi troverà qui, a integrare la lettura.

 


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