Vittorino Andreoli e la giungla digitale: quando lo psichiatra diventa etologo.

Fonte: ilnichilista

9 gennaio 2011 | Fabio Chiusi

Forse non lo conoscevate. Ma da oggi, grazie a Vittorino Andreoli, due pagine (30 e 31) sul Corriere della Sera in edicola, avete il privilegio di recuperare il senso profondo dei vostri comportamenti digitali. Ecco tutte le verità dello psichiatra:

  • «Gli adolescenti di oggi sono degli empiristi e quindi agiscono senza progettare l’azione e senza nemmeno chiedersi quali ne siano il senso e le conseguenze».
  • «Ciò li differenzia dalle generazioni razionaliste portate invece a un primum cogitare, deinde agire».
  • Del resto «La digital generation non ha radici».
  • Infatti «vive in un mondo, quello digitale, che c’è quando si accende il computer, finisce quando lo si spegne. Se dopo un attimo lo riaccende, riappare ma ha caratteristiche che non hanno alcun legame né di continuità logica né di vissuto con il precedente, per cui si tratta di un nuovo mondo che però dura la frazione del tempo in cui si mostra e si consuma».
  • «L’adolescente ha quindi un comportamento del tipo stimolo-risposta: se c’è uno stimolo è possibile una risposta, ma se manca egli è nel vuoto».
  • Una conseguenza? Che sono i giovani a essere adatti a un posto di lavoro precario, a desiderarlo: «Stanno scomparendo i lavori fissi, quelli di tutta una vita, le carriere. Ebbene al di là delle ragioni economiche e produttive che possono aver causato questo importante cambiamento rispetto al passato, si deve aggiungere che essi non interessano affatto i giovani. Non ne percepiscono nemmeno il dramma della scomparsa. Hanno la mente «adatta» a lavori di breve durata e possibilmente mutevoli, per mantenere le caratteristiche di stimoli nuovi». Perché sono inadatti all’impegno.
  • Tutto questo ha delle spiacevoli conseguenze sul piano relazionale: «Una delle ricadute di questo scenario la si avverte in maniera notevole sulle relazioni interumane, sui legami».
  • E cioè «Si può affermare che la digital generation vive le emozioni, ma non i sentimenti».
  • «In forma ancora più esplicita si tratta di una generazione incapace di legami sentimentali».
  • «Ne deriva che con il mondo digitale (computer, Internet) sono possibili emozioni e molto forti, non invece le relazioni sentimentali».
  • Altra conseguenza nefasta, queste emozioni molto forti non bastano mai, sono una droga:  «La digital generation ha bisogno di emozioni sempre più forti come producessero una sorta di assuefazione per cui bisogna aumentare la quantità di una droga, onde avere lo stesso effetto che in precedenza si otteneva con una dose inferiore».
  • Il che è un segnale di profonda insicurezza: ma «La violenza della digital generation è legata all’insicurezza. Il livello a cui è giunta, che non è ancora estremo, lo si deve coniugare necessariamente anche alla violenza del mondo digitale».
  • Per esempio «Usando un videogioco del tipo «killer» , si può giungere a uccidere 900 sagome umane nei 3 minuti della sua durata e il punteggio record si lega proprio a quanti morti si sono fatti».
  • Anche se «Il capitolo se il mondo digitale produca più stimoli violenti di quanti non ne sedi meriterebbe una lunga disamina».
  • La conseguenza più grave, tuttavia, è la perdita di significato della morte: «Perdendo il significato del tempo che passa, di conseguenza la morte perde ogni valore escatologico e diventa un gesto. Come se si muovesse la mano per colpire o allontanare una mosca che si è fastidiosamente appoggiata sul proprio naso».
  • «D’altra parte come è possibile dare un senso alla morte per degli empiristi che sanno considerare solo le esperienze?»

Incapaci di andare oltre comportamenti dettati dal binomio stimolo-risposta. Di riflettere, amare o apprezzare la profondità della morte. Violenti, irascibili, drogati di stimoli. E adatti a una simile condizione di precarietà. Chissà se Andreoli, nel suo infinito astrarre, si è reso conto che invece di ritrarre delle persone di fronte a un monitor ha dipinto una giungla di animali. Divisi, per giunta, in predatori e prede. A bordo del dipinto, il cacciatore: lo psichiatra divenuto, per l’occasione, etologo.


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