Andreoli, le baby gang e lo schema che richiama Pietro Maso

Baby gang

Fonte: corrieredelveneto.corriere.it

30 aprile 2021 | Angiola Petronio

Lo psichiatra veronese: «Gli adolescenti non sono inutili, va dato loro un senso. La baby gang? Degenera attorno alla figura del leader unico attorniato da gregari»

«La società considera gli adolescenti, al pari degli anziani, inutili. Ma gli adolescenti di oggi sono estremamente intelligenti, solo che sono deboli affettivamente». Più che un’audizione un viaggio. Quello che il professor Vittorino Andreoli ha fatto compiere ai consiglieri della quinta (politiche sociali) e della prima (sicurezza) commissione consiliare, su invito dei due presidenti Maria Fiore Adami e Andrea Bacciga. Si è tornato a parlare di «baby gang», in Comune, partendo dallo spunto dell’ultimo libro di Andreoli, che da quella definizione prende il titolo e che descrive «il volto drammatico dell’adolescenza». Lo ha prima descritto, quel volto, Andreoli. Per poi analizzarlo. E, infine, dando gli strumenti per esorcizzarlo. «Sono felice di poter essere utile alla mia città», ha detto lo psichiatra. E a Verona ha collegato le due facce di quel «volto». Con uno Zenit, quello «drammatico» del «branco», di quel gruppo di pari età che l’adolescente ricerca fisiologicamente ma che nel caso delle baby gang degenera attorno alla figura del leader unico attorniato da gregari. Pietro Maso, l’esempio che ha portato Andreoli.

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Maso e gli esempi di oggi
«Quello di Maso - ha spiegato - era un piccolo gruppo, di cui il leader assoluto era lui, tanto che gli altri dicevano che “noi abbiamo fatto quello che lui ci ha detto di fare”, quasi fosse un’identificazione, non più scoprendo la propria identità ma riversandola in quella del leader unico». E con un nadir. Quello dell’altro «volto», quello del gruppo «funzionante» in cui il leader è «intergirevole» e in cui ogni identità viene riconosciuta per la sua specificità. «Il gruppo “fisiologico”, necessario per gli adolescenti che hanno la necessità di confrontarsi con i loro pari età». Ma anche di essere «riconosciuti» al di fuori di quel contesto. «Utili. Gli adolescenti devono sentirsi ed essere utili. Lo dico anche a voi, perché come amministratori pubblici avete la responsabilità di fare in modo che questi ragazzi abbiano un senso». E anche l’esempio concreto di quel «senso», per Andreoli ha un piglio veronese. «Quello di don Antonio Mazzi che quando creò Exodus prese i ragazzi tossicodipendenti, li mise sui camper e girò l’Italia fermandosi dove c’era qualcosa da fare. Aiutare un anziano, sistemare una casa. Il lavoro, quella manuale, è importante per quel riconoscimento».

L’attivazione del branco
«L’adolescenza è, per sua definizione, una metamorfosi. C’è insicurezza, perché il cambiamento genera paura. E se vuoi sapere cos’è la violenza devi prima conoscere la paura. Quando la paura si lega all’incertezza crea violenza. È a quel punto che il branco si attiva con il bullismo, la violenza sessuale, il vandalismo, la distruttività. E la voglia di uccidere che negli adolescenti di oggi è fortissima, perché non hanno la percezione della morte, che ha perso il suo significato, riducendosi a un gesto per eliminare un ostacolo senza lasciare sensi di colpa». Passa dall’«inclusione», per il professor Andreoli, l’esorcismo del «branco». Inclusione che coinvolge tutte le sfere sociali, dalla famiglia alla scuola ma, soprattutto, tutti gli ambiti della vita. Inclusione fisica, ma anche sentimentale. «Per capire gli adolescenti bisogna capirne i bisogni esistenziali, non solo pratici. I social network creano una socialità virtuale, facendo abbandonare quella reale». Due, per Andreoli, le strategie: quella immediata, con la punizione degli atti negativi, «stando attenti però che con punizioni e pene si fa il gioco della violenza che esalta l’adolescente». E la «strategia programmata, quella che io preferisco e che coinvolge tutti, famiglia, insegnanti, società. Vuol dire insegnare a vivere. Insegnare agli adolescenti i desideri. Serve un’educazione dei sentimenti. Hanno bisogno di esempi. Di Maestri che siano modello per il gruppo riconoscendone le individualità. Un po’ come un direttore d’orchestra». Dove lo spartito da interpretare è quello che fa diventare adulti.

 


Video conferenza Baby Gang - Comune di Verona / Commissioni consiliari del 29 aprile 2021

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