Il futuro, senso della vita nella finitudine

Il futuro, senso della vita nella finitudine

Fonte: bioeticanews.it

31 luglio 2022 | Gabriella Oldano

Incontro con Vittorino Andreoli a conclusione del Corso di Bioetica Avanzata della Facoltà Teologica di Torino

Desti fino all’ultimo minuto di lezione i partecipanti del Master di Bioetica Avanzata, presenti nell’Aula Magna e in video conferenza, quasi duecento, hanno prestato ascolto al professor Vittorino Andreoli che ha sviscerato una tematica di cui oggi percepiamo tutto il peso della nostra responsabilità nel (re)-costruire un cammino “insieme” verso orizzonti nuovi: Il futuro del mondo.

Ė anche titolo di uno tra i più recenti volumi della sua vastissima pubblicazione, datato 2019, che raccoglie manoscritti giovanili, ritrovati, pagine di vita messe in insieme, anche senza una sequenza logica, come afferma lo stesso Autore, nell’intento di raccontarla perché «rispondono al bisogno di testimoniare che l’esistenza di un uomo è l’insieme caotico di everything, in cui non si deve buttare via nulla, per evitare il rischio di eliminare il meglio che si era invece ritenuto il peggio».

Affascinante ma al tempo stesso difficile come lo stesso neuropsichiatra di fama internazionale l’ha definita, perché bisognerebbe essere profeti, e non lo siamo, per parlare di un tempo che non c’è.

La storia individuale si innesta nella storia dell’umanità, una trama narrativa microcosmica e macrocosmica che si interseca e la cui continuità sta nel saper dare un significato della vita.

Su una questione antropologica così importante del nostro tempo si è voluto soffermarsi a conclusione del Master dopo aver discusso di problematiche etiche che hanno riguardato dall’età dell’infanzia alla senescenza della società odierna. La guerra ai confini con l’Europa e la diffusione virale del Sars-CoV-2 ha riportato alla coscienza, individuale e collettiva, il senso della finitudine, della fragilità umana, ha fatto notare Enrico Larghero, moderatore dell’incontro e coordinatore scientifico del Master.

andreoli vittorino master bioetica 28 05 2022 La morte è un grande interrogativo, un paradosso, tutto ciò che l’uomo fa è per morire, fa paura ma dinanzi ad essa, spiega Andreoli, il pensiero umano nella storia antropologica ha sempre posto la presenza della trascendenza, nelle sue diverse credenze, sin dai tempi dell’età paleolitica dei primi dipinti rupestri, risalenti a circa quarantamila anni fa. Un unico periodo ne fa eccezione, quello ottocentesco con la corrente filosofica dell’ateismo che la nega e i cui riflessi si infiltrano anche nel nostro tempo.

Una sua considerazione antropologica è che esiste una tensione, una pulsione biologica a pensare che la fine non sia la fine di un mondo. Non importa se si crede o no, se c’è o no, è comunque l’idea del “trascendente”, ciò che sta oltre l’esperienza, che cambia la storia. Oggi si parla poco della morte perché non si partecipa al senso di cosa è la vita, il mondo; la nostra caratteristica mentale è, però afferma Andreoli, di ammettere l’altro.

Nel discorrere di meditazione sul futuro cita Sant’Agostino che lo considera come volontà di un tempo che ci sarà, anche se non sappiamo se esiste, così lo viviamo come se ci fosse. Un atteggiamento che spinge un individuo al desiderio, all’immaginazione. Oggi c’è un pessimismo diffuso. Andreoli esorta a «insegnare il futuro», a vivere per migliorarsi, a tendere nel voler essere diverso, come diceva Freud, che distingue l’io attuale dall’io ideale, quest’ultimo come vorresti essere da quello che sei. Ciò non vuol dire dipendenza da oggetti a cui siamo imbrigliati. Vuol dire educare ai valori, al rispetto dell’altro, al bisogno dell’altro.

La vita sul nostro pianeta si trasformerà. Forse morirà. Secondo gli scienziati tra miliardi di anni il Sole perderà la sua energia e diverrà una pietra vagante. Attualmente la nostra civiltà che ha origini greco romana e cristiana, è in agonia. La perdita dell’energia non dipende da me, «però mi sento in colpa per non fare nulla o abbastanza perché sta morendo», spiega Andreoli.
Ci troviamo in un’epoca, prosegue, in cui è la cultura del nemico a dominare, non c’è spazio per le divinità, il cristianesimo, l’uomo è l’essere dominante.

La civiltà pone le basi sulla relazione tra gli individui nella società, sul senso dell’altro, del limite come bisogno dell’altro da me per poter essere nel mondo, nella natura e nella società, aggiunge lo psichiatra, e da qui la nascita delle divinità e del cristianesimo.

Conclude con l‘Apocalisse di Giovanni alla ricerca di cosa sia la vita e dà testimonianza della rivelazione divina, folgorato dalla luce divina sulla strada di Damasco. Estasi e morte come condizione della vita, commenta Andreoli e il mistero è racchiuso nel mistero stesso, che è il senso stesso della vita.

Che cosa è la morte? Riprendiamo uno stralcio dalle pagine del suo volume Il futuro del mondo lette dal Professor Vittorino Andreoli a lezione:

Eppure moriamo. Tutti. Senza distinzione indipendentemente dalla specie di appartenenza.
Ecco una legge della natura, un imperativo assoluto anche se incomprensibile.

Una contraddizione che fa impazzire: una voglia matta di vivere che finisce tragicamente nella fine, nella morte. Come se l’istinto di vita fosse una maschera di quello di morte, l’unico a realizzarsi pienamente e ossessivamente. Il destino, il destino di un uomo che non riesce a capire, pur nel mistero del vivere, perché si debba morire.

E la causa non sta nell’insipienza dell’uomo, nella sua libertà sostituita a quella della natura. Ė una decisione che si lega proprio all’essere uomini o all’esistere. Esistere significa morire, cioè non essere più. Come si fa a spiegare questo paradosso, questo assurdo?[…].

Tutto ciò che egli fa è per morire. La morte come ossessione dell’uomo. La mia ossessione. La rifiuto perché è incomprensibile. Non perché la vita sia bella e piacevole, ma perché tende a continuare , vorrebbe farlo, ma non è possibile. La natura ha deciso che non si può e non dà alcuna spiegazione […]. Così la voglia di vivere nella morte costruisce paradisi e inferni, dei e Madonne. La voglia di vivere che si ribella a quest’aporia, a questo difetto insanabile, inaccettabile […].

Il dolore è però un richiamo anche alla morte, alla tua fragilità, al tuo dover morire. E così puoi rileggere il corso del tempo come un lento finire e la vita come un gioco arcano e sadico di qualche dio a cui tendi a dare la vita eterna, come l’uomo vorrebbe per sé […]


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