Lo psichiatra Andreoli alle nuove generazioni: «Occupatevi della Civiltà, è in agonia»
Fonte: gazzettadimantova.it
28 ottobre 2025 | Paola Cortese
Ospite al palazzo Te di Mantova per il ciclo di incontri organizzato da Coldiretti, lo specialista ha invitato a non temere la paura: «Ci fa capire quanto abbiamo bisogno della relazione con l’altro»
«Ciascuno di noi può cambiare. Non dite mai: non c’è niente da fare. La metamorfosi è segno dell’uomo che cambia». Sono parole dello psichiatra di fama mondiale Vittorino Andreoli che il 28 ottobre è stato ospite al palazzo Te di Mantova per il ciclo di incontri “Generazioni. Dialoghi sul cambiamento” organizzato a cura di Coldiretti Mantova, partner di Fondazione Te nelle celebrazioni del Cinquecentenario del palazzo incentrato sul tema delle metamorfosi. E proprio “Dalla Metamorfosi al Mistero. Il futuro delle nuove generazioni” è stato il tema della conversazione di Andreoli con il direttore editoriale della Gazzetta Massimo Mamoli in una sala dei Cavalli gremita.
Civiltà e Società
Precisa è stata, in primis, la distinzione tra i concetti di Civiltà e Società. «La Società è la condizione storica attuale, la Civiltà invece non è legata al momento, è la storia millenaria, è l’insieme di principi primi che nell’insieme definiscono l’uomo – ha detto Andreoli – È la Civiltà ad essere in crisi, quasi in agonia, perché i principi primi, non vengono più rispettati. Dobbiamo essere capaci di trasmettere questi principi ai giovani per non mettere a rischio l’esistenza della Civiltà».
Non sono le crisi della società, né quelle economiche a preoccupare lo studioso, medico e divulgatore. «Queste ci sono sempre state e si possono risolvere – ha osservato – Il mio messaggio ai giovani, a tutti, è: occupatevi della Civiltà».
Cambiamento individuale
Una frase di un recente libro dello psichiatra ha particolarmente colpito Mamoli. «Da psichiatra mai come in questo momento avverto l’inadeguatezza a dare risposte forti per la cura della sofferenza: ho solo la certezza che riguarda ciascun uomo preso singolarmente ed è che può cambiare radicalmente in poco tempo». Ma come?
«La patologia, lo sapete che mi occupo dei matti come li chiamo affettuosamente, si fonda sull’io, parliamo di egocentrismo, narcisismo, paranoia e delirio di onnipotenza – ha argomentato Andreoli – non possiamo vivere isolatamente, abbiamo bisogno di legami, di coppia, di famiglia, di comunità, di noi. Servono esempi, della Civiltà, dall’antica Grecia a Roma, dal Cristianesimo alle scoperte scientifiche del Settecento, ma anche di piccoli modelli da seguire, i nonni, ad esempio. Dobbiamo creare un osservatorio che faccia emergere esempi rappresentativi e non guardare solo a successo e denaro».
Fiducia e paura
Tra gli altri temi trattati, anche partendo da domande da parte del pubblico, da giovani dell’associazione di categoria, studenti e docenti, il concetto di fiducia e di paura. «È umano avere paura, ci dà il senso del limite e ci fa comprendere quanto abbiamo bisogno della relazione con l’altro – ha aggiunto – Gli adolescenti ce l’hanno, bisogna imparare ad ascoltarli perché la paura non li blocchi a socializzare. Siamo esseri fragili che trovano nell’altro la forza».
Trascendenza e relazioni
Il bisogno di trascendenza dell’uomo è stato affrontato come la necessità di affetti, relazioni, amore e pace. «Chiedetevi, prima di tutto, chi sono e cosa posso fare io – ha concluso lo psichiatra – difendete la Civiltà, che è innata in ognuno di noi, occupatevi del senso dell'uomo, prima che della politica». In apertura hanno dato il benvenuto i presidenti della Fondazione Te Giovanni Pasetti e di Coldiretti Mantova Fabio Mantovani.