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Vittorino Andreoli: «La nostra verità profonda è in continuo divenire»

Fonte: iodonna.it

8 giugno 2026 | Sabina Pignataro

I grandi interrogativi dell’esistenza non prevedono risposte definitive, ma evolvono con noi, accompagnando le luci e le ombre che ci abitano, spiega lo psichiatra Vittorino Andreoli. Che alle mille forme prese dall’umano dedica la nuova collana di libri in edicola con iO Donna

C’è qualcosa, oggi, che inquieta nel modo in cui parliamo dell’uomo. Lo invochiamo nei discorsi pubblici, lo riduciamo a cifre nelle statistiche, lo analizziamo nei laboratori – ma sembriamo incapaci di ascoltarlo. Forse perché abbiamo smarrito le parole giuste. O forse perché abbiamo dimenticato che essere umani è, prima di tutto, un’esperienza fragile, contraddittoria, incompleta. È da questa consapevolezza che nasce Homo. Viaggio nel comportamento umano, la collana in 28 volumi firmata da Vittorino Andreoli, un’iniziativa di Corriere della Sera e iO Donna in collaborazione con Gazzetta dello Sport.

L’animo umano esplorato da Vittorino Andreoli

«Li ho scritti interamente a mano, su quaderni e taccuini, in questi cinque anni» racconta. Non è un compendio scientifico, né un esercizio intellettuale per pochi: è un tentativo audace di rispondere a interrogativi che ci accompagnano da sempre – “Chi siamo?”, “Perché amiamo?”, “Perché odiamo?”, “Cosa ci rende liberi o fragili?” – con uno sguardo che attraversa la filosofia, la psicologia, la storia e l’esperienza clinica.

Ogni volume è la tappa di un’esplorazione che non procede in linea retta, ma si muove tra passioni e contraddizioni, luci e ombre, desideri e paure. Come l’essere umano stesso.

Professore, lei dedica un’intera collana all’indagine del comportamento umano. Cosa significa oggi, pensare l’uomo?
Ho avuto il desiderio di costruire un affresco. Non una dottrina chiusa, non un sistema rigido, ma qualcosa che potesse accogliere le mille forme dell’essere umano, anche quelle storte, fragili, incerte. Non ho cercato definizioni astratte, ma tracce vive: gesti, emozioni, contraddizioni quotidiane. Perché è lì, nella prassi, nei comportamenti più ordinari, che l’uomo racconta la sua verità più profonda, molto più che nei grandi enunciati. La logica dei filosofi, per quanto ammirevole, non basta. Ho provato a raccontare una condizione che si forma e si disfa di continuo. Ci sono momenti in cui afferriamo qualcosa, e altri in cui tutto ci sfugge. E va bene così.

Si apre con Genesi. L’evoluzione della mente, poi ci si inoltra in zone complesse: il buio interiore, le maschere, l’ombra, l’apocalisse. Perché tanta attenzione alla dimensione oscura?
Perché l’uomo non è mai solo luce. Non si può parlare dell’essere umano senza confrontarsi con la sua parte opaca,quella che ci inquieta, che si nasconde, che fatichiamo a nominare.Nella mia esperienza clinica, come psichiatra, ho imparato che non si guarisce ignorando le proprie ombre. Al contrario: si impara, lentamente, a conviverci.Senza giustificarle,ma nemmeno espellerle. Sono le fenditure a dire chi siamo, non le facciate intatte.

Uno dei volumi si intitola Apocalissi, un altro Futuro. Tra paura e possibilità, che spazio resta oggi per immaginare un domani desiderabile?
L’apocalisse non è solo distruzione. Nel suo senso originario, è anche rivelazione: la fine di un mondo per fare spazio a un altro. Oggi l’immaginario della fine non contempla rinascite. E questo ci paralizza: non tanto la paura del crollo, quanto l’incapacità di pensare un dopo. Ma il futuro, se vogliamo, non è una previsione: è un compito, una responsabilità da assumere.

Homo parla anche di desiderio. Che ruolo ha oggi?
Il desiderio è una delle forze più profonde dell’animo umano. Ci spinge in avanti, ci toglie dall’immobilità, ci porta oltre ciò che siamo. È una forza generativa, ma anche inquieta, ambivalente. Può nutrire oppure divorare, a seconda di come la riconosciamo e la attraversiamo. È la speranza di poter diventare altro, di sfuggire a una versione fissa di noi stessi, di non restare prigionieri del proprio presente. E per questo serve immaginazione, sì, ma anche compassione. Perché senza l’altro, senza un volto a cui rivolgere il proprio slancio, non c’è alcun futuro che valga davvero la pena di essere costruito.

Lei scrive: “Il legame con l’altro non è mai libero”.
La libertà è, in parte, un’illusione che ci aiuta a vivere. Ci diciamo di essere liberi,ma ogni volta che ci mettiamo in relazione con un altro,quella libertà si trasforma.Il legame,per sua natura, comporta vincolo, influenza, esposizione. Quando riconosco che ho bisogno dell’altro, che la mia identità si definisce anche nello sguardo che ricevo, il mio “io”non è più isolato: diventa un “noi”. In questo senso, la libertà assoluta non esiste nelle relazioni.

Lei ha spesso parlato della relazione come fondamento dell’umano. Ma in una società che moltiplica i contatti e riduce la presenza, è ancora possibile parlare di cura dell’altro?
La cura non è una competenza: è un atto umano. E come ogni atto umano, non nasce dal controllo, ma dalla vulnerabilità. È vero che viviamo in una società che ha delegato la cura a strutture, protocolli, dispositivi. Ma nessuna macchina, nessuna tecnica, potrà mai sostituire lo sguardo di chi si prende davvero a cuore l’altro.

In tante occasioni si è definito uno “psichiatra dei sentimenti”. Cosa intende?
Ho sempre pensato che la psichiatria non possa limitarsi a classificare disturbi o prescrivere terapie. Il compito più urgente è ascoltare le emozioni che abitano ogni essere umano, anche quelle confuse, incerte, difficili da dire. I sentimenti sono la materia viva della nostra esistenza: amore, paura, rabbia, speranza, dolore. Sono loro a dare forma a ciò che siamo, alle nostre fragilità e alle nostre relazioni. Restituire dignità ai sentimenti, per me, significa restituire dignità all’umano. Perché è nei sentimenti che ci riconosciamo,o almeno ci proviamo.

Homo, la collana completa

  1. Genesi:l'evoluzione della mente - 20 maggio
  2. Il destino e la storia: necessità, caso e volontà nella trama del tempo - 27 maggio
  3. Dalle molecole al pensiero: esplorare i meandri della mente umana - 3 giugno
  4. Libertà e identità. Conosci te stesso – 10 giugno
  5. Passioni umane. La voce della psiche – 17 giugno
  6. L’ombra Percorsi oscuri della psiche umana – 24 giugno
  7. Il buio interiore Dalla tentazione alla perdizione – 1 luglio
  8. La luce del Bene Le virtù che illuminano – 8 luglio
  9. Legami I fili invisibili della relazione – 15 luglio
  10. Volti e maschere Identità costruite e imposte – 22 luglio
  11. Essere e natura Rapportarsi con il mondo – 29 luglio
  12. Identità e oggetti La costruzione del sé – 5 agosto
  13. Io e Noi Dinamiche sociali – 12 agosto
  14. Animale sociale. Comunità e conflitto – 19 agosto
  15. Dalla nascita alla vecchiaia. La vita verso la maturità – 26 agosto
  16. Fragilità e debolezza. Limiti e afflizioni dell’essere umano – 2 settembre
  17. Oltre ogni limite. Desideri, ossessioni e destini estremi – 9 settembre
  18. Temere o credere. L’infinito e la sua finitezza – 16 settembre
  19. Le figure del passato. L’uomo che non c’è più – 23 settembre
  20. Le sfide del presente. Affrontare le contraddizioni del nostro tempo – 30 settembre
  21. Macchine e nuovi orizzonti. L’evoluzione tra tecnologia e futuro – 7 ottobre
  22. L’era digitale. Vita nell’epoca della connessione globale – 14 ottobre
  23. Nuovi mondi. Visioni distopiche e cambiamento – 21 ottobre
  24. Utopie. Ideali, visioni e ricerca di un mondo perfetto – 28 ottobre
  25. Apocalissi. La percezione della fine e la speranza di un nuovo inizio – 4 novembre
  26. Futuro. Proiezioni, sogni e realtà del domani – 11 novembre
  27. Il teatro dell’esistenza. I volti dell’uomo – 18 novembre
  28. Instant man. Uno e centomila – 25 novembre