Vittorio Andreoli: “Non abbiate paura, liberate i vostri sogni”
Fonte: repubblica.it
25 settembre 2025 | Sara Scarafia
Nella giornata mondiale che si celebra il 25 settembre, il medico e saggista spiega perché dobbiamo vivere con gioia e curiosità il nostro universo onirico: “Nessuna intelligenza artificiale è capace di replicarlo”
Liberiamo i sogni. Vittorio Andreoli, psichiatra veronese classe 1940, ha una sua idea sul nostro mondo onirico. Messaggi dall’inconscio? Fino a un certo punto: le immagini che popolano le nostre notti sono piuttosto "un’esperienza tra le nostre idee". Sono quello che ci rende umani, unici - ciascuno sogna a modo suo - lontani anni luce da qualsiasi forma di intelligenza artificiale. Nella giornata mondiale del sogno che si celebra il 25 settembre, Andreoli ci invita a giocare con il nostro vissuto inconsapevole, a goderne, anche quando abbiamo fatto un incubo. E a non psicoanalizzarlo troppo. Autore di numerosi saggi - il prossimo per Marsilio a novembre, Essere e pensiero - al tema aveva dedicato un pamphlet nel 2020: Le sorgenti del sogno (Marsilio).
Professor Andreoli, cosa sono i sogni?
«Cominciamo intanto ricordando che sono antichi: ci sono quelli descritti nell'antico Egitto, i sogni nella Bibbia e nel mondo greco dove si pensava portassero nuove notizie. Il sogno è prima di tutto una caratteristica biologica del nostro cervello che ha avuto nel tempo diverse interpretazioni. Fino ad arrivare a Freud».
Ha ragione il padre della psicoanalisi? Sono la via per accedere al nostro inconscio?
"Anche se Freud può aver ragione sul fatto che a volte sognando ci liberiamo, io ho un'altra idea. Credo che i sogni siano esperienze per immagini, viaggi tra le nostre idee che mancano della concretezza anche se colpiscono la memoria: a volte li ricordiamo, a volte no, ogni tanto ci tornano in mente all'improvviso. Direi che è ora di superare la convinzione che siano qualcosa che abbiamo rimosso, che riguardino solo i traumi. Come spiegare sennò un bel sogno erotico con qualcuno che non conosciamo? Insomma, liberiamo i sogni".
Liberarli come?
"Intanto godendo di questa meraviglia che è il nostro cervello: produce continuamente. I sogni sono un po' come la vita, lo diceva Shakespeare: siamo fatti della stessa stoffa dei sogni. In effetti sono solo nostri, nascono dal nostro vocabolario, dal nostro vissuto. Ci siamo dentro tutti noi, non solo con i dolori. Da certi sogni nascono idee creative, intuizioni scientifiche. Insomma, restituiamo al sogno la dimensione della gioia".
Sognare ci rende umani?
"Vorrei vedere quale intelligenza artificiale è capace di vivere esperienze non concrete così incredibili. Il nostro cervello non si ferma mai: anche di notte, quando siamo a riposo, consuma il 20 per cento della nostra energia".
E ci fa bene?
"Ci sono studi che lo dimostrano. Se svegli per cinque o sei giorni di fila una persona nella fase REM, quella del sonno più profondo e quella dunque durante la quale si sogna di più, nel soggetto si genera un senso di angoscia".
I sogni non rispondono a un input?
"In parte sì: spesso per esempio capita di sognare ambienti di lavoro. Se abbiamo un capo prevaricante e oppressivo, potremmo sognare di mandare a quel paese qualcuno con un'altra faccia: un’esperienza onirica che ci alleggerisce. Ma la loro forza è che sono spontanei: creiamo immagini originali. E mi piace sottolinearlo visto, che parliamo solo di digital brain".
Ma quindi non ci insegnano niente?
"Certo che sì. Ed è bello interpretarli ma non necessariamente per risalire a chissà quale lato oscuro. Pensiamo a Fellini".
Fellini?
"Sognava e la mattina faceva alcuni schizzi che poi andavano ad arricchire l'immaginario dei suoi film".
Ma oggi come e cosa si sogna?
"C'è una grande paura in giro e si fanno largo quelli che io chiamo sogni un po' apocalittici. La guerra agisce su tanti aspetti. Oggi le persone fingono che tutto vada meglio, che tutto vada bene, ma se durante il giorno cerchiamo di tenere a bada tutte le nostre paure, la notte eccole lì. Ma non dobbiamo avere paura dei nostri sogni, non dobbiamo fuggirli. Piuttosto celebriamoli come solo nostri, amiamoli, viviamoli come esperienze creative, che ci dicono quanto siamo umani, quanto siamo originali, unici. I sogni sono come la vita che è movimento, è esperienza".
Si può ancora sognare a occhi aperti, professore?
"Difficile, non ci riusciamo. Viviamo in un mondo brutto, dove ci sono degli uomini potenti che ci fanno spavento. Teniamoci stretti i nostri sogni a occhi chiusi".