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Uno psichiatra sul lettino del paziente

Fonte: Il Venerdì supplemento de La Repubblica

8 maggio 2026 | Maurizio Zoja

«Ho fatto lo psichiatra perchè amo l'uomo» dice Vittorino Andreoli al Venerdì per riassumere I'essenza di Una ricerca infinîta. Frammenti di esistenza (La nave di Teseo), il suo ultimo libro la cui realizzazione, racconta, non è stata semplice. «Ha attivato un conflitto. Perché parlo di me: per uno psichiatra è più facile scrivere di casi clinici, raccontare gli altri.

Qui invece è come se mi forssi seduto nello studio da cui le sto parlando, al posto che generalmente lascio a chi viene a raccontarmi la sua storia, spiega il fondatore dei Quaderni italiani di Psichiatria, un curriculum accademico che ha toccato Cambridge e Harvard, oggi membro della New York Academy of Sciences.

Non un'autobiografia, precisa Andreoli, ma appunto "frammenti di esistenza". Come l'incontro con un altro professore: Romano Prodi, che gli chiede aiuto per affrontare Silvio Berlusconi nella campagna elettorale (poi vittoriosa) del 1996, in particolare nei duelli televisivi. "Prodi era chiamato il buonista, il temporeggiatore, il cristiano cresciuto con I'imperativo di offrire I'altra guancia dopo lo schiaffo ricevuto, per meritare di entrare nelle Beatitudini evangeliche, scrive Andreoli. «Servivano per la vita eterna, ma non per la campagna elettorale, in cui doveva affrontare un personaggio che della sopraffazione aveva fatto un esercizio di potere. Secondo la mia visione, al solo pensiero del duello imminente, Prodi doveva provare la voglia di schiaffeggiarlo». E poi I'incontro con Donato Bilancia, tredici ergastoli per diciassette omicidi, che vede in carcere su richiesta del magistrato che si occupa del suo caso, in una saletta in cui i due sono soli, con la presenza silenziosa di un agente che vigila da dietro uno spioncino. «Mi scriveva», racconta Andreoli. «Ho rispetto persino per lui».

Una ricerca infinita è stata anche I'occasioneperfare i conti con se stesso. «Qualche volta ho l'impressione che avrei potuto fare di più», dice. Non sono l'esempio dell'uomo felice, anzi tutt'altro. E quindi ho fatto fatica a raccontarmi. Ho rivisto un po' la mia vita e non avrei voglia di rifarla, ma neanche di morire. Lavoro da mattina a sera e lo faccio per l'uomo, che per me fa ancora parte dei misteri. Ne sono ancora affascinato: un insieme di attrazione e di paura».