Andreoli: "E' una società malata quella che non rispetta le donne"

Lapidario l'intervento di Andreoli che ha fatto un excursus storico sulle condizioni femminili. Spiegati gli strumenti normativi.


Fonte L'Arena

21 Novembre 2018

Conferenza audio

L'Arena 21 Novembre 2018Una società malata quella che esercita violenze sulla donna. Parola di Vittorino Andreoli, psichiatra, intervenuto ieri al convegno organizzato dalla Polizia di Stato in Gran Guardia.


«Fino a che non rispetta la donna, questa è una società che ha l'Alzheimer, una società malata», ha tagliato corto lo psichiatra. Che nel suo intervento, dopo aver sottolineato che ci sono tre tipi di violenza, quella fisica, quella psicologica e quella sociale e cioè del ruolo che la donna occupa, ha compiuto un excursus storico per dimostrare come «le donne abbiano sempre avuto una considerazione diversa nella società». La prima donna laureata è stata a Padova nel 1648; per avere la seconda si devono attendere 50 anni: sarà all'università di Bologna.


Una diversità, quella tra uomo e donna, che non significa diritti diversi, anzi non ci sono dubbi che tutti hanno gli stessi diritti perché uomo e donna devono essere diversi in quanto complementari l'uno all'altro. Una diversità che crea la bellezza dell'amore, una diversità che trova la sua armonia nella complementarietà, sottolinea Andreoli, visto che il femminismo degli anni Settanta è tramontato.


Per esempio, ha spiegato Andreoli, «lei è l'attesa, lui è il subito, ve lo immaginate un uomo in gravidanza che deve attendere nove mesi per mettere al mondo un figlio?». E poi, «lei è l'accoglienza, lui è il dominio; lei è il quotidiano, lui è l'eroe, quello che deve sempre pensare e fare grandi progetti; lei è la seduzione, lui è il narcisismo; lei è la comprensione, lui è il giudizio; lei è il noi, quella che ragiona da noi, lui è l'io; lei è la bellezza, lui è la forza». Per esempio, «quando sbaglia lei è il senso di colpa che fa diventare bianchi in viso; lui è il senso di vergogna che fa arrossire». Come dire che le donne tendono ad accusarsi, perfino quando debbono denunciare l'uomo che le maltratta: «Si fanno mille scrupoli, spiace che il compagno perda il lavoro o i figli, si chiedono se potevano, loro, agire in modo diverso», aggiunge il professore. I maschi arrossiscono invece perchè «scoperti, altrimenti non ci sarebbero problemi per loro nel commettere cose sbagliate». «Nel tempo le donne hanno imparato ad affermarsi, ad avere consapevolezza e si trovano davanti omuncoli quarantenni che sono rimasti immobili».
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