Il sorriso di un pazzo di Dio

Fonte: rep.repubblica.it

6 novembre 2019 | Filippo Ceccarelli

La santità è un concetto sfuggente, però si sente e si ricorda. E per quanto lunghe, complesse e prudenti siano le procedure di Santa Romana Chiesa, la settimana scorsa, sia pure a livello diocesano, qualcosa si è cominciato a muovere riguardo a don Oreste Benzi,

che, se non santo subito, parecchio vicino a Dio e al suo mistero sembrava anche in vita.

Con tutte le riserve del caso, che sul piano dottrinario lo rendevano un prete all'antica, quindi intransigente sull'aborto, il fine vita e l'omosessualità, il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII rientrava pienamente in quella categoria che il suo amico Vittorino Andreoli, laico e psichiatra, definiva dei "pazzi di Dio": uomini senza schemi, né calcoli, né risparmio di sé e perciò con un perenne sorriso. E vorrà dire qualcosa se chi l'ha visto anche solo per qualche minuto non riesce proprio a dimenticarlo: la tonaca lisa, una specie di colbacco sulla testa, neri scarponi ai piedi, spesso il rosario fra le mani. Gli occhi ardenti, la voce roca: "Orca miseria, vi scongiuro!" gridava. Non dovevano fare un effetto molto diverso i profeti dell'Antico Testamento.

A 80 e più anni suonati, di notte don Benzi girava su un pulmino per le strade del sesso della sua Romagna, nei parcheggi dei centri commerciali, mercati di carne umana a cielo aperto, e con dolce, folle trasporto avvicinava le rumene, le brasiliane, le nigeriane: "Do you love Jesus?". Novemila "schiave" ha "liberato" in questo modo.

Era il più straordinario rompiscatole e guastafeste della politica italiana, il più sublime e cocciuto assediante di presidenti, ministri, segretari di partito, capi della Polizia. Se qualche potente si azzardava a esprimere il proprio favore alla legalizzazione dei bordelli o agli Eros center, don Oreste chiamava i giornalisti e senza nessun malizioso compiacimento dichiarava: "Bene, che ci mandassero a lavorare le loro figlie". Nella foto che si è scelta qui sotto, di Maurizio Brambatti, in una fredda mattina del 2002 sta per entrare a Palazzo Grazioli, con due ex prostitute, inizialmente bloccate in cortile. Poi Berlusconi le ricevette, si commosse e diede loro due buste con dei soldi.

Dietro a don Benzi si intravede un cancello con delle sbarre: a distanza di anni si capisce chi veramente stava in gabbia. Un'altra volta irruppe a un congresso di ex dc rovesciandogli addosso il male del mondo: fame, droga, ragazzini sui gommoni. Non si fermava più, dalla presidenza suonavano il campanellino, gli mandavano bigliettini, perfino le hostess, e lui: "Ma dài, dài, lasciate in libertà lo Spirito!". Lui andava a cercarselo proprio nel dolore. Stai a vedere che la santità se ne sta acquattata ben oltre la soglia dell'ignoto.

Sul Venerdì dell'8 novembre 2019


Copyright © 2015 - Vittorino Andreoli
vittorinoandreoli.it è una realizzazione Passport