L’uomo innanzitutto

Fonte: cluadiochiaramonte

27 agosto 2016 | Claudio Chiaramonte

Continuiamo il nostro percorso sul rapporto tra uomo e denaro seguendo quanto ci suggerisce l’ormai nostro amico Vittorino Andreoli;
non credo che sia di difficile comprensione e di conseguenza non necessita di una particolare introduzione …

UNA SOCIETA’ PER LA MENTE

L’uomo innanzitutto

“Il dubbio che le scienze del comportamento siano legittimate a occuparsi del denaro ora si è veramente sciolto.
Interrogarsi su questo tema mi sembra addirittura una strategia retorica, usata per rendere la comunicazione più incisiva.

img2Come quando si promuove ad arte un’attesa allarmante, per poi fornire subito una rassicurazione: il salto tra immaginazione e realtà ha l’effetto quasi del miracolo.
Il denaro condizione la salute della mente, che dipende dalle relazioni, dagli incontri, dalle esperienze.
Dopo il viaggio che abbiamo fatto, attraverso gli effetti che si producono nel nostro cervello, possiamo dire che il denaro ha un ruolo di primaria importanza.

Ricorda il ruolo della madre per un bambino, quel legame continuo, presente anche nella sua assenza, che permea la fantasia e i sogni.
Allora, poiché l’argomento non riguarda più soltanto le scienze dell’economia e della finanza, ci si può chiedere quale spazio riservare alle scienze che studiano la mente e i comportamenti umani.
A questo proposito mi si è formata una convinzione forte, un postulato: le psicologie devono affermare o criteri per ricostruire una società che non si fondi sui bisogni dell’economia ma su quelli dell’uomo; i mercati sono soltanto un modo per dare risposta a quei bisogni.
E così il denaro serve a risolvere i problemi e non deve indurre esigenze che fanno saltare gli equilibri della mente, disturbando le ralazioni fra gli uomini e la vita di società.
Le economie dunque devono fondarsi sui bisogni concreti dell’uomo, sui bisogni di quest’uomo, in questo preciso momento storico.
Se è vero – come mi sembra – che nella attuale società i vecchi bisogni di sopravvivenza della nostra dimensione corporea contano meno delle nuove esigenze psicologiche, allora bisogna inventare un’economia che risponda a questo cambiamento.
Non ha senso un’economia con leggi proprie, estranee alle necessità delle esigenze propriamente umane, quasi fosse un tumore che altera le funzioni degli organi e l’attività della mente dell’uomo.

Nel nostro paese la situazione è grave perché l’economia, e in generale le discipline chi si occupano del denaro, hanno perso di vista il loro scopo primario e sono entrate in una logica non compatibile con l’organismo sociale, che dunque invadono e stravolgono.
Quando l’economia assume dimensioni spropositate, ma non corrispondenti ai bisogni della mente, può giungere a schiacciarla e a non lasciarle più spazio per operare.
E’ una metafora drammatica, ma mi sembra che il rapporto tra il denaro e l’uomo sia arrivato a questo livello.
L’economia si concentra sempre sugli uomini, ma ne sceglie pochi e impedisce agli altri di vivere.
La mente, invece, fa di ogni uomo il nodo di una rete comune, costruisce dunque l’uomo di relazione, compartecipe della vita di ogni altro suo simile: l’azione di un individuo si trasmette alla rete e a tutti i suoi nodi.
Questo è l’imperativo dell’era attuale, che si fonda sulle menti, sulle psicologie e non più sugli imperativi della lotta e della contrapposizione, che spinge un uomo a eliminare o a sottomettere un altro uomo.
Serve un’antropologia dell’insieme e della cooperazione.

L’apertura dei confini nazionali è un’esigenza della mente, per una migliore qualità di vita dell’uomo sul pianeta, e non può essere ridotta a una necessità di mercato per img3rendere più semplici gli scambi commerciali.
Oltre alla moneta unica, deve esistere una società unica.
Serve quindi anche una lingua che permetta di parlare ovunque e con chiunque. Occorre partire da ciò che è utile per l’uomo, adeguando di conseguenza il pensiero economico.
Di solito invece accade il contrario e si impongono teorie che non tengono in considerazione le sue esigenze.
[…]
Se l’uomo del tempo presente sente il bisogno di appartenere al mondo più che allo stivale d’Italia, allora occorre che le economie non lo ostacolino con barriere che dividono i popoli.
Se l’uomo di oggi vuole vivere sul pianeta intero e spostarsi da un’area all’altra per pura cuiosità o interesse culturale, bisogna evitare che malattie ad alto rischio, sparite da tempo nel paese d’origine, ostacolino gli spostamenti.
La salute deve riguardare TUTTI e non è possibile negare le cura ad alcuni che, tra l’altro, se si ammalano sono fonte di contagio.
[…]

La creazione di bisogni indotti, attraverso modelli e spot pubblicitari,
e l’impossibilità per molti di soddisfarli, generano spesso reazioni di frustrazione, che le scienze economiche non riescono a gestire.
Chi si occupa di comportamento umano sa che la frustrazione è un debito di violenza.
Per raggiungere il bene desiderato, dunque, si sarà disposti anche a usare la forza.
Allora, se i bisogni indotti si accompagnano a un livello di frustrazione elevato, l’obiettivo economico di vendere oggetti di lusso o di culto porterà solo violenza.
E non si risolverà con le forze di polizia, che costano tantissimo, e nemmeno con pena del carcere, ancora più dispendiosa (una giornata in prigione costa mediamente 350 € – adesso capite perché fanno provvedimenti svuota carceri ? ndr -).
La soluzione non è indurre bisogni artificiosi, giustificati solo dal profitto, ma estranei a ogni regola dettata invece dalla conoscenza dell’uomo. […]
Se chi ha meritato faticosamente la laurea non trova un impiego, proverà una frustrazione che sa già di rabbia e di violenza.
In certi casi bisogna addirittura nascondere il proprio titolo di studio, come è successo in un recente concorso per casellanti autostradali.
Un laureato non sarà abbastanza motivato per quel tipo di lavoro, si pensa, forse potrà richiedere una collocazione diversa appena assunto, visto il suo livello culturale.

img4Se spingo gente che non ha nemmeno i soldi per la benzina a indebitarsi per una macchina che rimarrà chiusa in garage, provoco soltanto frustrazione.
E una società di frustrati è una società violenta.
Questi sono semplici spunti per capire che alcune decisioni, del tutto logiche per l’economia (meglio: la finanza ndr), abbiano conseguenze disastrose per l’uomo e la sua esistenza.
Quindi deve valere il principio, l’imperativo, di partire dall’uomo, dalle sue esigenze, dal suo ‘funzionamento’ in questa società e in questo momento storico. Una economia disinteressata all’uomo porta a conflitti che, fra l’altro, hanno costi spaventosi.
Assisto invece al persistere dell’imperio del denaro e alle decisioni idiote di chi pensa di eliminare la violenza con punizioni esemplari e reazioni ancora più violente.”


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