Lettera al Presidente Mattarella

Fonte: L'Arena del 30 gennaio 2022

Riscoprire il <<noi>> il mandato tra memoria e futuro

Signor Presidente, bentornato al Quirinale, nella casa in cui ha dedicato all’Italia sette anni della sua attività. Avevamo ancora bisogno di lei, e lei ha mostrato di saper rinunciare al diritto di dedicarsi al proprio Io, al bisogno di ritornare sulla propria storia, al passato, che non è mai una inutile peregrinazione, ma la premessa per approfondire il senso della esistenza. Un privilegio possibile a quella <<certa età>> a cui lei e anch’io apparteniamo.
Un esempio, la sua disponibilità, che credo servirà alla società del tempo presente per spingere a dare maggior importanza al <<Noi>>, alla comunità nel suo insieme, al nostro Paese.
A quella straordinaria Italia che talora sembra abbandonata se non addirittura tradita.
Ma oggi è un giorno di festa e bisogna guardare al futuro, facendo leva sulle capacità che noi italiani troppo spesso nascondiamo. Un Paese che voglia proiettarsi nello sviluppo di un tempo che verrà, non può chiudersi in egoismi di gruppo che, per trarre vantaggi di parte, genera danni all'insieme. Una grande festa anche perché termina un incubo, che si presentava con immagini che non erano certo quelle della saggezza che tutti noi le riconosciamo. E lo dobbiamo alla forza proprio della vecchiaia, una fase dell'esistenza che viene considerata inutile se non un peso, quando la si misuri unicamente con i parametri della economia. Signor Presidente, mi deve permettere di chiederle di dedicare particolare considerazione ai giovani di questo Paese, ai nostri
nipoti che appaiono confusi, disorientati in una società così accelerate da non sapersi fermare su esempi da seguire, nel periodo della crescita. E gli adulti faticano persino definire come e cosa significhi educare.
Certo I’adolescenza non può essere più l'età dell'attesa, ma occorre assegnare dei ruoli per un piccolo protagonismo sociale, per non renderli eroi inutili, ma ragazzi che possono svolgere importanti ruoli.
E mi viene subito in mente di unire il tempo silenzioso dei vecchi con il bisogno scalpitante di questa generazione che vede nelle esperienze e nel fare una forte motivazione. Le chiedo di aiutarci a promuovere questa interazione, questa relazione.
Sono cittadino di una stupenda città che lei conosce, Verona. È qui che ho dedicato gran parte della mia esistenza ai <<matti>> (termine che uso con molto affetto).
Nel linguaggio popolare, per distinguersi da Padova, <<città dei dottori>> per la sua antica Università", noi veronesi siamo definiti <<tutti matti>>, e ad uno psichiatra questa attestazione non può che far piacere.
Signor Presidente si ricordi anche di loro, la follia è una sofferenza di esistere, il dolore di vivere e oggi non trova risposta adeguata alla dignità di questi cittadini.
Sono consapevole che a questi compiti si devono dedicare i Governi, ma io credo che oggi lei assuma oltre al ruolo istituzionale anche quello di un padre dell'intero Paese e che dunque possa richiamarli all'importanza di guardare ai temi reali dell'esistenza e della sofferenza.
Le auguro comunque signor Presidente di poter realizzare negli anni che la vedranno al Quirinale i suoi desideri per il nostro Paese.
Mi permetto di aggiungere sottovoce di non preoccuparsi se qualche volta non le ritornano alla mente i nomi o i numeri di telefono dei segretari dei partiti. Non si tratta di disturbi mnemonici da età, ma rappresentano sani meccanismi di difesa messi in atto da un cervello che si definisce scientificamente e umanamente saggio.


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