«Ecco cosa farà la task force per i giovani»

«Ecco cosa farà la task force per i giovani»

Fonte: www.larena.it

10 maggio 2022 | Luca Mazzara

Tavolo di lavoro, task force, equipe di intervento. Cambia il nome ma la sostanza rimane la stessa. Un team pronto a intervenire per arginare il disagio giovanile.

Con devianze pericolose che sfociano anche nella violenza come hanno dimostrato gli ultimi episodi registrati in via Roma e in piazza Cittadella nei giorni scorsi. Una situazione complicata, forse solo la punta di un iceberg sommerso a cui adesso però le istituzioni hanno deciso di porre rimedio, o almeno di cercare soluzioni più efficaci e diverse da quanto fatto fino a questo momento. Con un tavolo di lavoro coordinato dal professore Vittorino Andreoli, psichiatra veronese da anni punto di riferimento anche a livello nazionale. «Ho un sogno, 15 psicologi e psicologhe che costituiscano un elenco di esperti a disposizione della Questura di Verona, per occuparsi di quegli adolescenti che sono a rischio di compiere azioni contrarie alla legge», aveva anticipato Andreoli ad un convegno in Gran Guardia organizzato dalla Questura già prima degli ultimi episodi di violenza che hanno avuto come protagoniste due giovanissime. «Ecco qual è il mio sogno: un gruppo operativo che attenzioni il mondo dei giovani, che stabilisca un rapporto di dialogo fra le forze di polizia e i ragazzi quando arriva una segnalazione, che possa discutere i singoli casi e crei un piccolo spazio di analisi sulla frequenza di questi comportamenti. Che bello sarebbe se questo mio piccolo sogno impedisse a tanti giovani di arrivare a commettere reati inaccettabili». Tavolo di lavoro Parole che sono state prese alla lettera visto che proprio la Questura scaligera ha organizzato l’avvio di una task force di intervento per il disagio giovanile: invitando per venerdì quando si terrà il primo incontro anche i referenti di Comune, ordine degli psicologi, Ulss 9, Prefettura, università di Verona, ufficio scolastico provinciale e altri ancora, tutti in campo per provare a capire il fenomeno e poi a trovare soluzioni per arginarlo. «Il pallino sarà in mano al questore che ha organizzato questa equipe, credo sia un’ottima idea, un gruppo multi professionale in cui anche le forze dell’ordine capiscono che il problema maggiore non è di sicurezza ma di confronto e condivisione», esordisce l’assessore ai Servizi sociali del Comune Daniela Maellare, «noi ci stiamo interrogando da tempo su cosa fare, ben prima degli ultimi episodi di violenza anche se è innegabile che questi casi ci hanno colpito. In generale credo che più che la repressione serva il dialogo e l’incontro per capirli e aiutarli. Credo poco alla politica degli sceriffi», continua Maellare, «secondo me non funzionano neanche con gli adulti, figuriamoci con i ragazzi. La nostra società invece si deve interrogare sul perchè siamo arrivati a questo punto. I bambini vivono in un mondo affettivo che si trasforma in regolativo pieno di no quando invece avrebbero bisogno di adulti che li accompagnino». Anche se rimane difficile individuare i problemi quando sono ancora risolvibili e non sfociano in comportamenti deviati. Pochi casi «In questo momento come servizi sociali del Comune di Verona stiamo seguendo 679 ragazzi tra case famiglia, comunità, centri e altro ancora, di quelli con cui lavoriamo da più tempo non è mai successo nulla di eclatante, magari succede con chi conosciamo da poco. Questo a ribadire il concetto che l’affiancamento con figure specializzate di riferimento aiuta e non poco anche le situazioni più complicate». Con un’idea quindi di lavoro in team, andando ancora più a fondo di quanto fatto finora. «Da tempo stiamo mettendo insieme tutte le forze, associazioni, cooperative e tutto il mondo del terzo settore con le parrocchie e le istituzioni, bisogna formare una rete di adulti competenti perchè personalmente e credo per chiunque è un dolore enorme vedere questi episodi». In cui una settimana due ragazzine avevano malmenato un giovane immigrato rubandogli il monopattino in via Roma, per poi essere picchiare il giorno dopo anche una guardia di sicurezza all’interno di un supermercato in piazza Cittadella: e quando sono state accompagnate in comunità una delle due è anche scappata prima di essere ritrovata e riaccompagnata nella sistemazione. «Il problema delle baby gang a Verona è limitato, credo si debba parlare più di un disagio giovanile diffuso con comportamenti deviati», va avanti l’assessore ai Servizi sociali scaligero. Dal controllo al dialogo «Dobbiamo andare a riprenderli, il Covid ha reso ancora più difficile la situazione ma ripeto, a Verona è più facile crescere i figli rispetto che in altre zone. Di certo teniamo alta la soglia dell’attenzione ma non giudichiamo e basta questi adolescenti, interroghiamoci noi adulti. Questi giovani si ribellano ma forse vogliono come specchiarsi e non trovano punti di riferimento, ripeto questo tavolo di lavoro può dare un grande aiuto a quanto stiamo facendo. Abbiamo inaugurato il servizio “La famiglia si rigenera” in via del Carroccio per stare vicini ai genitori e stiamo lavorando su come mettere insieme i circoli Noi e avere dei fari per intercettare questi ragazzi più a disagio». Continuando poi a lavorare sul progetto degli educatori di strada. «Pensiamo ad un gruppo di professionisti che si muovano nei luoghi sensibili, dai parchi alla stazione, incontrando i ragazzi e parlando il loro linguaggio per cercare di intercettare le situazioni di disagio che possano diventare pericolose per loro stessi e per tutta la comunità».


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