Pensieri spettinati e felicità inattese. Il diario di uno psichiatra inquieto

In libreria «La gioia di pensare» di Vittorino Andreoli (Rizzoli), un diario intimo per diagnosticare la crisi degli ideali, scalzati da egoismo, indifferenza e cattiveria.

di GIANGIACOMO SCHIAVI

Fonte: corriere.it

Corriere17 marzo 2017Pensieri indignati, pensieri arrabbiati, pensieri spettinati, pensieri tristi cresciuti come cespugli nel giardino di una mente inquieta che scruta da anni l’animo umano, pensieri che urlano davanti a un mondo smarrito, dove chi sa un poco di tutto si sente un dio sulla terra e chi sa tutto di poco sta zitto e pensa. Ma anche pensieri teneri, fragili come illusioni, sogni a occhi aperti da contrapporre alle menzogne che inquinano la vita, alla ricerca di quella medicina dell’esistenza che si chiama speranza. È un’acrobazia di pensieri il nuovo libro di Vittorino Andreoli, palombaro della psiche e dell’anima con la sindrome della macchina da scrivere, che si esercita in un diario intimo, personale, non letterario, non proustiano, per diagnosticare la crisi degli ideali, scalzati da egoismo, indifferenza e cattiveria.

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Un buon educatore deve essere fragile per insegnare e per imparare

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XV Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile

“La cura e l’attesa” è il titolo del XV convegno nazionale di pastorale giovanile, organizzato dal Servizio per la pastorale giovanile della Cei, in corso a Bologna cui partecipano oltre 700 incaricati di pastorale giovanile, da 165 diocesi italiane.  Come deve essere un “buon educatore”? Cosa gli si può e gli si deve chiedere? Sono le domande alla base dei lavori che sono stati aperti dallo psichiatra Vittorino Andreoli

a cura di Daniele Rocchi

20 febbraio 2017

“La cura e l’attesa” è il titolo del XV convegno nazionale di pastorale giovanile, organizzato dal Servizio per la pastorale giovanile della Cei a Bologna dal 20 al 23 febbraio. Obiettivo della tre giorni di lavori, cui partecipano oltre 700 incaricati da oltre 150 diocesi italiane, è costruire il profilo e le competenze dei buoni educatori. “Come deve essere un ‘buon’ educatore?” A questa domanda ha risposto lo psichiatra Vittorino Andreoli che ha aperto il convegno con una relazione dal tema: “Quale adulto per una educazione possibile?”.

“Dopo tanti anni che si parla di educazione siamo in una condizione in cui il mondo giovanile è privo di punti di orientamento. La domanda è: educare è possibile? Ci sono alcuni requisiti fondamentali per educare, se non ci sono, allora bisogna ammettere che è impossibile. Educare vuol dire insegnare a vivere. Oggi il mondo giovanile non sa vivere. Ci sono ragazzi intelligenti – spiega lo psichiatra – che non sanno affrontare le difficoltà affettive e di fronte a una sconfitta, a una frustrazione, compiono gesti tragici, come la cronaca spesso, purtroppo, mostra.

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Vittorino Andreoli a Soul su Tv2000

FONTE   Tv2000

 19 febbraio 2017

Con Vittorino Andreoli, ospite di Soul, si è parlato di una vocazione tenace, nata in una famiglia eroica, si è parlato di follia, che non è zona rossa dello scarto umano; si è parlato di comunicazione, invasiva e ottusa, di pensiero, a partire dal suo ultimo saggio, La gioia di pensare. Elogio di un’arte dimenticata, edito da Rizzoli. E si è parlato di Dio.

RAI TECHE

Rai TecheSono riportate qui alcune interviste RAI. E' stato concesso di riprodurle, ma per esigenze di copyright ESCLUSIVAMENTE su questo sito. Molte altre interviste sono disponibile sul sito della RAI. Di alcune di queste riportiamo il link.

 

2009 - "Parla con me"
Serena Dandini e Dario Vergassola intervistano Vittorino Andreoli


Per vedere altri video

Genitori uccisi a Ferrara, Andreoli: «Famiglia e scuola senza autorità sono percepite come un ostacolo»

FONTE: www.corriere.it - 11 gennaio 2017

 

Vittorino Andreoli, perito nel processo a Maso: la morte è diventata banale

di Paolo Di Stefano

Vittorino AndreoliIl caso di Pietro Maso, che con tre amici, a Montecchia di Corsara, uccise i genitori per motivi di eredità, risale al 1991. Con la strage di Novi Ligure, del 2001, il massacro di Verona torna fatalmente alla memoria ogni volta che avviene un parricidio e/o un matricidio. Lo psichiatra Vittorino Andreoli eseguì, per i pm, la perizia sul giovane Maso: da quell’esperienza uscì un libro.

Professor Andreoli, a quanto pare il delitto di Ferrara non avrebbe al centro un movente economico. Secondo lei, ci sono comunque delle analogie con il caso Maso?

«Il confronto è quasi obbligato per mettere in evidenza come si possa andare oltre. Allora l’omicida voleva eliminare l’ostacolo dei genitori che non concedevano al figlio il denaro per l’acquisto di un’automobile molto costosa. Lo scopo del delitto era accaparrarsi l’eredità di un miliardo e mezzo di lire. Qui si tratta di due adolescenti, più giovani di Maso, che hanno ucciso per motivi, a quanto si sa, ancora più futili: una questione di risultati scolastici... Come allora c’è stata una premeditazione, come allora è stato coinvolto un amico (là erano tre), come allora non si può parlare di atto automatico, ma di atto organizzato».

Articolo Corriere 11gen17

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Intervista a Vittorino Andreoli: alla scoperta dell'uomo

FONTE: www.lachiavedisophia.com - 15 gennaio 2017

By: Alessandro Tonon

Vittorino Andreoli, psichiatra di fama mondiale, è stato direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona-Soave ed è membro della New York Academy of Sciences. Uomo di scienza e di grande cultura umanistica, si è sempre occupato di studiare e comprendere in profondità i segreti della mente, per poter aiutare concretamente l’uomo alleviandone le sofferenze con straordinaria competenza scientifica, sensibilità, delicatezza e coerenza. Sempre alla ricerca dell’umanità dell’uomo, negli anni ha analizzato per la magistratura grandi criminali che hanno scosso l’opinione pubblica italiana, fra i quali Pietro Maso e Donato Bilancia.Vittorino Andreoli

Fra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: La mia corsa nel tempo (Rizzoli, 2016); La gioia di vivere (Rizzoli, 2016); Ma siamo matti (Rizzoli, 2015); L’educazione (im)possibile (Rizzoli, 2014); I segreti della mente (Rizzoli, 2013); Le nostre paure (Rizzoli, 2010); La fatica di crescere (Rizzoli, 2009).

Professore, nel corso della sua vita si è sempre occupato di esseri umani. A suo parere qual è la condizione dell’uomo contemporaneo?

Anzitutto c’è una condizione che è del tutto umana: l’uomo ha delle peculiarità per le quali è propriamente homo sapiens sapiens. Questi due sapiens non mi piacciono, ma sono l’indicazione per collocarci nell’albero delle specie che aveva disegnato Darwin. Quindi la condizione umana è quella di un animale. C’è una famosa e bellissima espressione di René Dubos (neuroscienziato francese, ndr) che ha scritto So human an animal (1968). Siamo dunque degli animali e abbiamo, in quanto specie umana, la caratteristica della coscienza, una capacità di porci questioni che si legano al cogito di Cartesio e all’Io penso di Kant. Siamo portati a porci domande a cui non sappiamo dare risposte. Attraverso la coscienza abbiamo la consapevolezza dei limiti della specie: la morte, la domanda dal nulla all’esserci, il limite drammatico del dolore, particolarmente quello inevitabile. Io credo che ci siano delle caratteristiche legate propriamente alla condizione dell’essere uomo e a queste caratteristiche e a questo senso del limite e del mistero si legano poi alcune condizioni del tempo presente. Le caratteristiche dell’essere del tempo presente sono: l’insicurezza, la paura, la percezione di un futuro che non si riesce nemmeno a immaginare, la violenza che ha una dimensione che non era mai stata così nel passato, inoltre c’è la paura che la nostra storia su questa terra finisca. Stephen Hawking afferma che sarà una grande fortuna se questo pianeta avrà ancora l’uomo fra mille anni. Questa è un’affermazione drammatica perché, dal punto di vista della fisica e della cosmologia, sappiamo che il pianeta va verso l’estinzione poiché il sole è una stella che nel giro di due miliardi di anni finirà. Ma tra due miliardi di anni e mille anni passa una bella differenza. Hawking non lega tanto questa ipotesi al consumo dell’energia stellare, quanto piuttosto alla paura che l’intelligenza artificiale possa creare dei comportamenti distruttivi per l’uomo. Attualmente i limiti e le paure sono davvero di grande portata.

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Vittorino Andreoli: "Amo i criminali e gli emarginati, sono metà psichiatra e metà matto"

Fonte: la Repubblica - Domenica 18 settembre 2016

La scoperta dei manicomi, il rapporto tra malattia e arte, Breton e Dubuffet...Lo studioso racconta la sua vita e le sue delusioni da scrittore

di ANTONIO GNOLI

Articolo la Repubblica 18 settembre 2016Seduto nel vasto studio di un antico palazzo guardo le sue ipnotiche sopracciglia: sembrano una coppia di cani pechinesi accucciata su due arcate vagamente gotiche. È un uomo insolito Vittorino Andreoli, professione psichiatra. La testa ricorda un cespuglio battuto dal vento. Ha da poco consegnato la propria esistenza a un libro pieno di dettagli ( La mia corsa nel tempo, edito da Rizzoli). In questa Verona, di arene e balconi celebri, dilatata dall'innaturale caldo settembrino, Vittorino mi appare come un attore shakespeariano: "La mente è il mio teatro, la vita il mio labirinto", dice, sapendo che anche recitare è una proiezione dell'anima.

Le piace recitare?
"Chiunque usi la parola in qualche modo recita. La mia maschera, cioè il mio volto, ha i tratti inconsueti della stravaganza. Avrebbe attratto l'attenzione di Lombroso che con le sue teorie fece più danni alla scienza di un prete".

Intende che l'avrebbe scambiata per un criminale?
"Sicuramente. Le sopracciglia sono quelle di un primate, ho perfino una bozza frontale e guardi i capelli: un ventaglio scomposto e irrisolto. Magari sfuggente. Intricato come un labirinto in cui la vita si smarrisce".

È questa la nostra condizione?
"La vita è un percorso complesso e a ostacoli. Tentiamo, spesso alla cieca, di seguire nuove vie, ma ci ritroviamo sempre negli stessi posti. Il termine più banale che si possa accompagnare alla vita è libertà. Se ne parla continuamente. La si invoca, la si ricerca, la si difende. Ma alla fine tutti cerchiamo le stesse cose. Vogliamo le stesse cose. Pensi all'amore".

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