FESTIVAL DELL'EDUCAZIONE - BELLINZONA (CH)

20 aprile 2018 - Il pensiero e la mente - Festival dell'educazione. Bellinzona (CH)
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) di Bellinzona, ha proposto per il terzo anno un festival dedicato all’educazione, che in questa edizione ha dato spazio a particolari valori su cui la scuola può fermarsi a riflettere: pensiero, curiosità, empatia e cooperazione, coraggio, tenacia. Nel nostro tempo il termine ‘valore’ viene spesso utilizzato nel suo immediato significato economico, situandosi molto lontano dalla dimensione morale ed etica; oppure si trasforma in parola abusata, che seppure nella sua veste richiama il senso filosofico che le appartiene, nella realtà viene facilmente svuotata del suo significato profondo, in cui dovrebbero convergere consapevolezza e autenticità, in un rapporto armonico e coerente tra essere, pensare e agire. Abbiamo tentato nelle riflessioni proposte di ridare valore al concetto di valore, considerando che accompagnare i giovani nella loro crescita significa anche farli maturare nei loro modi di porsi nei confronti di se stessi, dell’altro, della realtà e delle proprie risorse: nei confronti del loro vivere.

20 aprile 2018 - Il pensiero e la mente. Festival dell'educazione

Andreoli, abbraccio alla pazzia "Così bruciai le camicie di forza"

L'INTERVISTA Lo psichiatra racconta la realtà dei manicomi della nostra città prima e dopo la normativa del 1978

Fonte L'Arena

di Filippo Brunetto
13 Maggio 2018

L'Arena 13 Maggio 2018"Da sempre contrario ai sistemi di contenzione: a Marzana feci un falò" "Ho condiviso la Basaglia ma questa poi non ha fornito nuovi strumenti"

Vittorino Andreoli, psichiatra e neurologo veronese di fama mondiale, entrò giovanissimo nel 1969 all’istituto San Giacomo alla Tomba di Verona per studiare le malattie della mente. Laureato in Medicina all'Università di Padova, ha lavorato in Inghilterra" a Cambridge nel Department of Biochemistry e negli Stati Uniti: prima al Cornell Medical College di NewYork e poi alla Harvard University. La sua bibliografia è sterminata.
Ha fatto le perizie psichiatriche a protagonisti di delitti passati alla storia. Al San Giacomo sviluppò l‘atelier di pittura, esperienza dalla quale emerse il genio di Carlo Zinelli. E’ stato testimone a Verona dell'evoluzione della psichiatria nel Novecento: dal San Giacomo a Marzana, fino al Dipartimento di Psichiatria di Soave, dove è stato direttore. Oggi sono passati 40 anni dalla legge Basaglia che chiuse i manicomi in Italia.

Professor Andreoli, il 13 maggio del 1978 viene approvata la riforma Basaglia. Cosa cambia a Verona?
Non ci fu un problema grave.
Bisogna ricordare che nel 1969 il San Giacomo alla Tomba, il vecchio sanatorio dell’Ottocento, viene abbandonato perché era stato costruito il nuovo ospedale di Marzana: nel 1978 Verona ha l'ultimo manicomio costruito in Italia. Una struttura che dal punto di vista architettonico era un capolavoro, costato sei miliardi e mezzo di lire: fu progettato dall’architetto Carlo Scarpa e portato a termine da Daniele Calabi. La legge quindi chiude il più bel manicomio d'Italia con campi da tennis, un grande atelier, negozietti per produrre degli oggetti e venderli e spazi per ricevere i parenti.

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Parla lo psichiatra Vittorino Andreoli: «I social network portano alla morte della personalità. Scegliamo il ‘bendessere’…»

Fonte: www.sanitainformazione.it

di Giovanni Cedrone
3 maggio 2018

Vittorino AndreoliIl professore sottolinea: «Negli smartphone c’è il narcisismo. Ma è fondamentale trovare gratificazioni nel mondo reale». Poi spiega la crisi della psicanalisi: «Questa è la società del tempo reale che non accetta di andare per cinque volte alla settimana da uno psicoanalista per dieci anni»

«L’uomo deve avere il coraggio di non dire mai ‘non c’è niente da fare’, soprattutto di fronte alle condizioni del mondo presente e dei giovani. C’è sempre da fare». Il messaggio di Vittorino Andreoli, già Direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona – Soave e membro della New York Academy of Sciences, è quello della speranza. Nel suo ultimo libro, Essere e destino (Marsilio editori), lancia una nuova disciplina, quella del ‘bendessere’, una disciplina scientifica volta a promuove il bene migliorando l’uomo nelle sue tre componenti: mente, corpo e relazioni sociali. Se si migliora una delle tre, si migliorano anche le altre. E, sottolinea lo psichiatra, non è vero che il destino di ognuno di noi è già scritto. «Ci sono tre tipi di morte – spiega Andreoli a Sanità Informazione – la morte fisica che cancella il corpo; la morte psicologica, cioè si può uccidere una personalità, distruggerla, ferirla senza toccare il corpo. C’è poi una morte sociale, quella che rovina il ruolo di una persona». Ed è su quest’ultima che il noto psichiatra si concentra: gli smartphone, la rete e i social sono i ‘killer’ della morte sociale. Andreoli ragiona anche sul rapporto medico–paziente sempre più in crisi: «Spesso i medici sono dei giudici, ecco perché io dico sempre che non giudico. Ma spesso manca la fiducia in noi».

ANDREOLI: «NON BASTA TOGLIERE IL MALE, BISOGNA PROMUOVERE IL BENE»

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"Nessuno mi invita più a cena. E che rabbia mi fa la felicità"

FONTE: Il Giornale

di Maria Sorbi
3 Aprile 2017

Il Giornale - 3 Aprile 2018

Ha affrontato i casi psichiatrici più clamorosi: "Se a qualcuno dico che è normale si offende. La follia è genetica e Facebook andrebbe chiuso"

C'è un giorno preciso nella vita di Vittorino Andreoli che segna l'inizio di tutto: il 2 luglio 1959 quando, superato l'esame da geometra, trova il coraggio per confessare in famiglia che vorrebbe sostenere anche la maturità scientifica per poi iscriversi alla facoltà di medicina. «Voglio fare lo psichiatra» se ne esce fuori. Papà Luigi, che per lui ha sempre sognato un futuro in cantiere, resta impietrito. Ma lo asseconda.

Ne nasce il «professore matto» con i capelli alla Einstein che tutti conosciamo (e che parla ancora del padre come il suo idolo): fa ricerche chiave sulla serotonina assieme alle migliori teste di Cambridge ed Harvard, sviscera i casi criminali più agghiaccianti, sostiene la teoria secondo cui omicidio e normalità possono convivere nella stessa persona. E ancora, studia perennemente la via per entrare nella mente umana e pubblica 56 libri, di cui l'ultimo pochi mesi fa.

Andreoli, nel suo ultimo lavoro, «Il silenzio delle pietre», elogia la solitudine come unica via per cercare se stessi. Oggi non siamo mai soli, vero?

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Vittorino Andreoli: "Siamo la società dell'homo stupidus stupidus stupidus. Oggi solo gli imbecilli possono essere felici"

Fonte: www.huffingtonpost.it

by Flavia Piccinni
16 maggio 2018

Vittorino AndreoliLo psichiatra ad Huffpost: "Distruttività, frustrazione e l'insicurezza sono le caratteristiche del nostro tempo. Siamo la società della paura e domina la cultura del nemico"

"Viviamo in una società dominata dalle frustrazioni. La sensazione prevalente è quella di trovarsi in un ambiente in cui ci si sente esclusi, ci si sente insicuri, si ha paura. Si accumula così la frustrazione, che poi diventa rabbia. E la rabbia sa a cosa porta? Porta alla voglia di spaccare tutto. Il nostro tempo non è violento, è distruttivo".

Vittorino Andreoli, noto psichiatra e prolifico scrittore, riflette così sulla contemporaneità e sull'uomo. Lo fa nel suo ultimo romanzo, presentato al Salone del Libro di Torino, Il silenzio delle pietre (Rizzoli, pp.328). "Non credo alla divisione categorica fra romanzi e saggi" specifica lui. Non a caso, il volume è una lunga narrazione ambientata nel 2028: i tempi non sono più gli stessi, l'uomo non è più libero di scegliere, ma ha solo l'opzione benedetta dell'esilio. Che diventa mitico, e narrativo, quando si rivela volontario e scozzese. "Il mio protagonista – continua Andreoli - scappa da tutto. Scappa dai rumori, da internet, dal mondo virtuale che spaventa e occupa il tempo, impedendo di pensare. Scappa in un luogo in cui l'uomo ancora non c'è. Sceglie una baia meravigliosa, nella natura, per scampare a questa nostra società di frustrati".

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Andreoli: “Il cervello umano ha potenzialità superiori a quello del mondo digitale”

Fonte: www.cittadellasperanza.org

maggio 2018

Prof. Vittorino AndreoliProfessor Andreoli, alla luce degli studi fatti sul cervello, come possiamo definire oggi quest’organo?

Negli ultimi trent’anni anni la scienza ha modificato completamente le conoscenze che avevamo. Prima pensavamo che il cervello fosse determinato e, passata una certa fase dello sviluppo, funzionasse in un dato sistema. Invece abbiamo imparato che del cervello esistono due parti: una geneticamente determinata e che si struttura dopo la nascita, un’altra plastica che ha la caratteristica di organizzarsi sulla base delle esperienze. Le parole stesse, la relazione, il fatto di vivere un’esperienza traumatica o meno, tutto questo organizza la parte plastica del cervello, che poi è quella dell’apprendimento e delle cosiddette funzioni superiori. Partendo da qui, all’incontro fornirò dei dati sulla bellezza del cervello per confrontarlo con il cosiddetto cervello artificiale, quello che teniamo in tasca.


Ci può anticipare qualche aspetto di questo confronto?


Il nostro cervello ha due funzioni: la razionalità e l’affettività. Il telefono non ha niente a che fare con la seconda. È capace di dare emozioni, ma non di stabilire i legami sentimentali propri di una relazione. La prima caratteristica, invece, è alla base del pensiero razionale, ovvero della nostra civiltà, la quale si fonda sul dubbio. Il cervello digitale non ha dubbi, è yes or not. Se il cervello che abbiamo in tasca prende il sopravvento, tutto il mondo diventa quello con il dito in su o in giù. Com’è possibile ridurre le cose del mondo al “mi piace” o “non mi piace”?

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Può la malattia rendere “cattivi”? Lo psichiatra Andreoli: mai dire ai pazienti “tra un po’ morirai”

Fonte: www.agensir.it

di Patrizia Caiffa
13 aprile 2018

Vittorino AndreoliPer la prima volta a Roma si è deciso di iniziare un percorso di studio per capire le implicazioni della "cattiveria", un'attitudine che a volte interferisce nel percorso di cura dei malati oncologici e nell’alleanza tra medico, paziente e famiglia. Alla tavola rotonda ha partecipato anche lo psichiatra Vittorino Andreoli. Ecco il suo punto di vista.
Può una malattia grave rendere le persone più “cattive”? E quanto la “cattiveria”, del paziente o dei familiari, può influire ed ostacolare i percorsi di cura? “Cattiveria” è un termine scomodo da usare. Per gli studiosi della psiche può non essere corretto perché implica un giudizio. Eppure nella pratica clinica di tutti i giorni medici e paramedici, soprattutto in oncologia, si trovano a doversi rapportare con questo tema ostico. Per la prima volta a Roma si è deciso di iniziare un percorso di studio per capirne le implicazioni.
“La cattiveria rappresenta un disturbo profondo che interferisce nell’alleanza tra medico, paziente e famiglia, elemento chiave nel percorso di cura. Le conseguenze inevitabili sono il distacco del personale sanitario nei confronti di queste persone”, ha spiegato l’oncologo Paolo Marchetti, primario all’ospedale Sant’Andrea di Roma, durante la tavola rotonda “Quando il male rende cattivi. La cattiveria, un ostacolo sconosciuto nei percorsi di cura” organizzata ieri (12 aprile) da Simep e Ne.T.On. La sfida è capire i perché dei comportamenti aggressivi: “A volte la cattiveria è dovuta a inadeguatezza dei medici nell’ascolto o all’incapacità dei familiari di dare un giusto sostegno al malato”, ha riconosciuto Marchetti. O anche a frasi che non dovrebbero essere più pronunciate: “Non c’è più niente da fare”; “Ha 6 mesi di vita”. Secondo Piergiorgio Donatelli, docente di filosofia all’Università La Sapienza, “la cattiveria ci riguarda tutti, ed ha a che fare con la difficoltà di accettare che siamo finiti, mortali”. Spesso “i contesti di cura mettono alla prova la nostra difficoltà di governare la cattiveria – ha osservato -, mentre la malattia richiede l’accettazione grata della nostra finitezza”. All’incontro è intervenuto anche lo psichiatra Vittorino Andreoli, che ha invitato i medici “a parlare sempre di vita e riconsiderare la morte come un mistero”, per evitare che nelle persone scattino meccanismi distruttivi. Lo abbiamo intervistato.

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VITTORINO ANDREOLI INTERVISTATO a "TUTTA SALUTE"

Tutta Salute - RAI 3 - 20 marzo 2018

Pier Luigi Spada e Michele Mirabella intervistano lo psichiatra Vittorino Andreoli su "La depressione clinica"

 

20 marzo 2018 - RAI 3 - Tutta Salute 
Stralcio della trasmissione "Tutta Salute" con l'intervista al Prof. Vittorino Andreoli

VITTORINO ANDREOLI INTERVISTATO DA FLORIS

Di Martedì - LA7 - 19 gennaio 2018

Giovanni Floris intervista lo psichiatra Vittorino Andreoli sul tema degli scandali e delle molestie sessuali

 

19 gennaio 2018 - LA7 - Di Martedì
Video dell'intervista

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