L'uomo folle. La terza via della psichiatria

All'inizio degli anni Settanta, in Italia, infuria il dibattito sui manicomi.

Il mondo è ferocemente diviso tra chi pensa che la malattia mentale sia solo un'invenzione della società e chi riduce la sofferenza psichica ad alterazioni chimiche e biologiche del cervello. Vittorino Andreoli, che ha vissuto per anni nei laboratori di ricerca a Cambridge, New York e Harvard, per poi tuffarsi nell'umanità disperata di un ospedale psichiatrico, mette a frutto la sua duplice esperienza e giunge a una scoperta illuminante. I diversi comportamenti folli sono messi in atto per difendersi da un conflitto psichico, per superare un trauma di relazione, ma sono capaci di alterare la struttura plastica del cervello, di quella parte che si organizza proprio sulla base dell'esperienza. È dunque possibile, al di là di sterili contrapposizioni, tenere insieme biologia e psicologia in una nuova idea della psichiatria che intrecci la terapia della parola e quella dei farmaci per curare l'uomo folle nel suo insieme. In questo libro Andreoli ripropone i primi passi della sua avventura scientifica, "La terza via della psichiatria" e "La norma e la scelta", usciti rispettivamente nel 1980 e nel 1984, corredandoli di un nuovo saggio che ne ripercorre la storia e ne sottolinea l'attualità.

„Vittorino Andreoli, L'uomo folle. La terza via della psichiatria, pp. 369, Bur 2007“


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