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Vittorino Andreoli


È l'archivio della mia storia: delle pubblicazioni scientifiche ma anche di quelle divulgative.

E per questo trovate molte conferenze, che nel corso della mia lunga esistenza ho tenuto, alcune sono solo audio, altre video.

Penso che sia una maniera più diretta per conoscere le mie idee e la mia passione.


Vittorino Andreoli

Chi sono

Sono nato a Verona il 19 aprile 1940. Come mi piace dire, appena in tempo per vivere al completo la Seconda guerra mondiale (l’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940).
Credo che il mio primo ricordo si leghi proprio alla guerra: sono in braccio a mia madre, mentre lei corre in strada per raggiungere il vicino rifugio antiaereo.
La mia famiglia abitava a Verona in via S. Chiara al n. 5, e si doveva raggiungere quel luogo “sicuro” situato nella piazza antistante all’ingresso del Teatro Romano.
Ricordo ancora che in quel luogo sotterraneo, pieno di gente, veniva tolta la luce quando il rombo degli aerei pareva essere proprio sopra di noi.

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Può la malattia rendere “cattivi”? Lo psichiatra Andreoli: mai dire ai pazienti “tra un po’ morirai”

Fomte: www.agensir.it

di Patrizia Caiffa
13 aprile 2018

Vittorino AndreoliPer la prima volta a Roma si è deciso di iniziare un percorso di studio per capire le implicazioni della "cattiveria", un'attitudine che a volte interferisce nel percorso di cura dei malati oncologici e nell’alleanza tra medico, paziente e famiglia. Alla tavola rotonda ha partecipato anche lo psichiatra Vittorino Andreoli. Ecco il suo punto di vista.
Può una malattia grave rendere le persone più “cattive”? E quanto la “cattiveria”, del paziente o dei familiari, può influire ed ostacolare i percorsi di cura? “Cattiveria” è un termine scomodo da usare. Per gli studiosi della psiche può non essere corretto perché implica un giudizio. Eppure nella pratica clinica di tutti i giorni medici e paramedici, soprattutto in oncologia, si trovano a doversi rapportare con questo tema ostico. Per la prima volta a Roma si è deciso di iniziare un percorso di studio per capirne le implicazioni.
“La cattiveria rappresenta un disturbo profondo che interferisce nell’alleanza tra medico, paziente e famiglia, elemento chiave nel percorso di cura. Le conseguenze inevitabili sono il distacco del personale sanitario nei confronti di queste persone”, ha spiegato l’oncologo Paolo Marchetti, primario all’ospedale Sant’Andrea di Roma, durante la tavola rotonda “Quando il male rende cattivi. La cattiveria, un ostacolo sconosciuto nei percorsi di cura” organizzata ieri (12 aprile) da Simep e Ne.T.On. La sfida è capire i perché dei comportamenti aggressivi: “A volte la cattiveria è dovuta a inadeguatezza dei medici nell’ascolto o all’incapacità dei familiari di dare un giusto sostegno al malato”, ha riconosciuto Marchetti. O anche a frasi che non dovrebbero essere più pronunciate: “Non c’è più niente da fare”; “Ha 6 mesi di vita”. Secondo Piergiorgio Donatelli, docente di filosofia all’Università La Sapienza, “la cattiveria ci riguarda tutti, ed ha a che fare con la difficoltà di accettare che siamo finiti, mortali”. Spesso “i contesti di cura mettono alla prova la nostra difficoltà di governare la cattiveria – ha osservato -, mentre la malattia richiede l’accettazione grata della nostra finitezza”. All’incontro è intervenuto anche lo psichiatra Vittorino Andreoli, che ha invitato i medici “a parlare sempre di vita e riconsiderare la morte come un mistero”, per evitare che nelle persone scattino meccanismi distruttivi. Lo abbiamo intervistato.

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"Nessuno mi invita più a cena. E che rabbia mi fa la felicità"

FONTE: Il Giornale

di Maria Sorbi
3 Aprile 2017

Il Giornale - 3 Aprile 2018

Ha affrontato i casi psichiatrici più clamorosi: "Se a qualcuno dico che è normale si offende. La follia è genetica e Facebook andrebbe chiuso"

C'è un giorno preciso nella vita di Vittorino Andreoli che segna l'inizio di tutto: il 2 luglio 1959 quando, superato l'esame da geometra, trova il coraggio per confessare in famiglia che vorrebbe sostenere anche la maturità scientifica per poi iscriversi alla facoltà di medicina. «Voglio fare lo psichiatra» se ne esce fuori. Papà Luigi, che per lui ha sempre sognato un futuro in cantiere, resta impietrito. Ma lo asseconda.

Ne nasce il «professore matto» con i capelli alla Einstein che tutti conosciamo (e che parla ancora del padre come il suo idolo): fa ricerche chiave sulla serotonina assieme alle migliori teste di Cambridge ed Harvard, sviscera i casi criminali più agghiaccianti, sostiene la teoria secondo cui omicidio e normalità possono convivere nella stessa persona. E ancora, studia perennemente la via per entrare nella mente umana e pubblica 56 libri, di cui l'ultimo pochi mesi fa.

Andreoli, nel suo ultimo lavoro, «Il silenzio delle pietre», elogia la solitudine come unica via per cercare se stessi. Oggi non siamo mai soli, vero?

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VITTORINO ANDREOLI INTERVISTATO a "TUTTA SALUTE"

Tutta Salute - RAI 3 - 20 marzo 2018

Pier Luigi Spada e Michele Mirabella intervistano lo psichiatra Vittorino Andreoli su "La depressione clinica"

 

20 marzo 2018 - RAI 3 - Tutta Salute 
Stralcio della trasmissione "Tutta Salute" con l'intervista al Prof. Vittorino Andreoli

GNOCHETTINO ANDREOLI

Di Martedì - LA7 - 14 marzo 2018

La copertina di Gene Gnocchi

VITTORINO ANDREOLI INTERVISTATO DA BRUNO VESPA

Porta a Porta - RAI 1 - 28 febbraio 2018

Bruno Vespa intervista lo psichiatra Vittorino Andreoli

 

28 febbraio 2018 - RAI 1 - Porta a Porta
Video dell'intervista

Essere e destino

Essere e destino

Il destino ha davvero un’influenza sulle nostre vite, sull’essere, o è soltanto la reminiscenza di miti che appartengono agli albori della civiltà? E l’incontro con il limite, con la malattia, fisica o mentale, è parte di questo percorso già scritto o può essere scongiurato?
Dopo aver trascorso la vita occupandosi della mente e dei suoi disturbi con gli strumenti della medicina, Vittorino Andreoli ha sentito il bisogno di andare oltre, di formulare un metodo diverso che si prenda cura dell’uomo «tutto intero» e, a compimento della sua avventura umana e professionale, ci consegna una visione della vita il cui fondamento è la costante promozione del bene per sé e per l’altro.
Il suo messaggio è rivoluzionario: qualsiasi esistenza, indipendentemente dall’età e dalla condizione in cui ci si trova, può essere migliorata, in un percorso incentrato su una nuova disciplina da lui stesso fondata, il bendessere.
Approfondendone le radici e le applicazioni, l’autore mostra come, seppur con variazioni linguistiche e diverse sfumature di significato, questa ricerca del benessere sia presente fin dalle origini nella storia e nella cultura dell’uomo, e ci accompagna in un affascinante viaggio attraverso i segreti dell’esistenza umana declinato secondo le tre dimensioni fondamentali del corpo, della mente e del nostro rapporto con il mondo circostante, che comprende la natura e le relazioni con gli altri.
Oggi che – sostiene Andreoli – risulta sempre più difficile distinguere tra la follia dell’uomo e quella della società, dominata dalle apparenze e dal denaro, spendere la vita «il meglio possibile» è un’aspirazione realizzabile per tutti. Un progetto, in questo senso, «veramente umano».

„Vittorino Andreoli, Essere e destino, pp. 288, Marsilio editori 2018“

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