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Vittorino Andreoli


È l'archivio della mia storia: delle pubblicazioni scientifiche ma anche di quelle divulgative.

E per questo trovate molte conferenze, che nel corso della mia lunga esistenza ho tenuto, alcune sono solo audio, altre video.

Penso che sia una maniera più diretta per conoscere le mie idee e la mia passione.


Vittorino Andreoli

Chi sono

Sono nato a Verona il 19 aprile 1940. Come mi piace dire, appena in tempo per vivere al completo la Seconda guerra mondiale (l’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940).
Credo che il mio primo ricordo si leghi proprio alla guerra: sono in braccio a mia madre, mentre lei corre in strada per raggiungere il vicino rifugio antiaereo.
La mia famiglia abitava a Verona in via S. Chiara al n. 5, e si doveva raggiungere quel luogo “sicuro” situato nella piazza antistante all’ingresso del Teatro Romano.
Ricordo ancora che in quel luogo sotterraneo, pieno di gente, veniva tolta la luce quando il rombo degli aerei pareva essere proprio sopra di noi.

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Vittorino Andreoli "Non scorderò mai lo sguardo di Pietro Maso"

Lo psichiatra: «I matti? Geniali». I capelli: «Sono da sempre spettinato, papà mi sgridava. Ho conosciuto mia moglie all’università, mi colpì il suo aspetto materno»


Fonte Corriere della Sera

6 Agosto 2018
di ROBERTA SCORRANESE

Articolo prima parte - Corriere della SeraProfessor Andreoli, perché voleva più bene al papà che alla mamma?
«È stato lui il mio punto di riferimento. So che è ingiusto nei confronti di mamma, ma nella mia casa di campagna, al muro, c’è un solo ritratto, quello di papà. Si affacci, guardi quei ponti: è stato lui, dopo la guerra, a dirigerne la ricostruzione».

Finestra trilobata, prezioso Quattrocento veneziano: se ci si affaccia da questo palazzo nel cuore di Verona si scorge almeno il Ponte delle navi, che Luigi, il padre di Vittorino Andreoli, un costruttore edile, fece rimettere in piedi — come altre zone della città devastata dalle bombe. E non fu facile per il giovane Vittorino, un giorno, andare da lui e dirgli: «Mi dispiace ma io non prenderò il tuo posto nell’azienda, non farò case: voglio curare i malati di mente».

 

Come reagì?
«In quel momento seppe che la sua impresa sarebbe morta con lui, quindi fu un colpo. Però mi comprese e mi sostenne sempre».

Settantotto anni, una vita dedicata alla psichiatria e allo studio del cervello altrui. Oggi si sente più sereno o più preoccupato?
«Molto preoccupato. Ci sono segni evidenti di un declino della nostra civiltà e io non so immaginarmi in una civiltà diversa».

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Internet ci ucciderà

«SARÀ UNA MORTE SOCIALE, PSICOLOGICA, PERDEREMO LA NOSTRA IDENTITÀ E DIVENTEREMO SPETTRI», SPIEGA LO STUDIOSO. IL FUTURO È SENZA SPERANZA


Fonte GENTE

14 Apr 2018
di FRANCESCO GIRONI

Internet ci uccideràTUTTI ALL’AMO DEL WEB Vittorino Andreoli, 78 anni il 19 aprile, parla, nel suo ultimo libro, di una fuga per riappropriarsi dei propri spazi: «Una metafora della vita nella Rete che ci “cattura” con l’amo di mondi irreali», come riassume la foto sopra.

Quando si parla con uno psichiatra si è pronti ad ascoltare commenti forti e spiazzanti. Ma se lo psichiatra in questione è Vittorino Andreoli, non un qualsiasi studioso della mente ma l’uomo che è entrato nel cervello dei peggiori criminali, dagli stragisti di piazza delle Loggia a Brescia fino a Pietro Maso e Donato Bilancia, e che ha lavorato nelle università più prestigiose, Cambridge e Harvard, bisogna essere addirittura pronti ad appuntare sul taccuino frasi del tipo “saremo tutti psicologicamente morti”, “siamo degli spettri”, “imbroglio dell’esistenza”. Che andrebbero scritte con lettere maiuscole perché, quando le pronuncia, il professor Andreoli si infervora, sbotta, tuona. E poi, nello snocciolare le sue argomentazioni, sorride: «Il tono dipende solo dalla passione che metto». Si era iniziato con il parlare del suo ultimo libro, Il silenzio delle pietre (Rizzoli, 19 euro), un romanzo. «Il protagonista vive in una metropoli, in una casa patrizia circondato da persone che cercano di guadagnarsi uno spazio, finendo per appropriarsi del suo spazio. Lui è sempre più solo e il risultato è una vita frustrata, con relazioni difficili e una grande sensazione di insicurezza: temi centrali nella nostra società», racconta Andreoli.

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"Sentenza"

TG 5 - 31 maggio 2018

 

FESTIVAL DELL'EDUCAZIONE - BELLINZONA (CH)

20 aprile 2018 - Il pensiero e la mente - Festival dell'educazione. Bellinzona (CH)
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) di Bellinzona, ha proposto per il terzo anno un festival dedicato all’educazione, che in questa edizione ha dato spazio a particolari valori su cui la scuola può fermarsi a riflettere: pensiero, curiosità, empatia e cooperazione, coraggio, tenacia. Nel nostro tempo il termine ‘valore’ viene spesso utilizzato nel suo immediato significato economico, situandosi molto lontano dalla dimensione morale ed etica; oppure si trasforma in parola abusata, che seppure nella sua veste richiama il senso filosofico che le appartiene, nella realtà viene facilmente svuotata del suo significato profondo, in cui dovrebbero convergere consapevolezza e autenticità, in un rapporto armonico e coerente tra essere, pensare e agire. Abbiamo tentato nelle riflessioni proposte di ridare valore al concetto di valore, considerando che accompagnare i giovani nella loro crescita significa anche farli maturare nei loro modi di porsi nei confronti di se stessi, dell’altro, della realtà e delle proprie risorse: nei confronti del loro vivere.

20 aprile 2018 - Il pensiero e la mente. Festival dell'educazione

Vittorino Andreoli: "Siamo la società dell'homo stupidus stupidus stupidus. Oggi solo gli imbecilli possono essere felici"

Fonte: www.huffingtonpost.it

by Flavia Piccinni
16 maggio 2018

Vittorino AndreoliLo psichiatra ad Huffpost: "Distruttività, frustrazione e l'insicurezza sono le caratteristiche del nostro tempo. Siamo la società della paura e domina la cultura del nemico"

"Viviamo in una società dominata dalle frustrazioni. La sensazione prevalente è quella di trovarsi in un ambiente in cui ci si sente esclusi, ci si sente insicuri, si ha paura. Si accumula così la frustrazione, che poi diventa rabbia. E la rabbia sa a cosa porta? Porta alla voglia di spaccare tutto. Il nostro tempo non è violento, è distruttivo".

Vittorino Andreoli, noto psichiatra e prolifico scrittore, riflette così sulla contemporaneità e sull'uomo. Lo fa nel suo ultimo romanzo, presentato al Salone del Libro di Torino, Il silenzio delle pietre (Rizzoli, pp.328). "Non credo alla divisione categorica fra romanzi e saggi" specifica lui. Non a caso, il volume è una lunga narrazione ambientata nel 2028: i tempi non sono più gli stessi, l'uomo non è più libero di scegliere, ma ha solo l'opzione benedetta dell'esilio. Che diventa mitico, e narrativo, quando si rivela volontario e scozzese. "Il mio protagonista – continua Andreoli - scappa da tutto. Scappa dai rumori, da internet, dal mondo virtuale che spaventa e occupa il tempo, impedendo di pensare. Scappa in un luogo in cui l'uomo ancora non c'è. Sceglie una baia meravigliosa, nella natura, per scampare a questa nostra società di frustrati".

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GNOCCHETTINO ANDREOLI, il fratello matto di Vittorino Andreoli

Di Martedì - LA7 - 15 maggio 2018

La copertina di Gene Gnocchi - Gnocchettino Andreoli al lavoro con due pazienti: Di Maio e Salvini

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