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Vittorino Andreoli


È l'archivio della mia storia: delle pubblicazioni scientifiche ma anche di quelle divulgative.

E per questo trovate molte conferenze, che nel corso della mia lunga esistenza ho tenuto, alcune sono solo audio, altre video.

Penso che sia una maniera più diretta per conoscere le mie idee e la mia passione.


Vittorino Andreoli

Chi sono

Sono nato a Verona il 19 aprile 1940. Come mi piace dire, appena in tempo per vivere al completo la Seconda guerra mondiale (l’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940).
Credo che il mio primo ricordo si leghi proprio alla guerra: sono in braccio a mia madre, mentre lei corre in strada per raggiungere il vicino rifugio antiaereo.
La mia famiglia abitava a Verona in via S. Chiara al n. 5, e si doveva raggiungere quel luogo “sicuro” situato nella piazza antistante all’ingresso del Teatro Romano.
Ricordo ancora che in quel luogo sotterraneo, pieno di gente, veniva tolta la luce quando il rombo degli aerei pareva essere proprio sopra di noi.

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FESTIVAL DELL'EDUCAZIONE - BELLINZONA (CH)

20 aprile 2018 - Il pensiero e la mente - Festival dell'educazione. Bellinzona (CH)
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) di Bellinzona, ha proposto per il terzo anno un festival dedicato all’educazione, che in questa edizione ha dato spazio a particolari valori su cui la scuola può fermarsi a riflettere: pensiero, curiosità, empatia e cooperazione, coraggio, tenacia. Nel nostro tempo il termine ‘valore’ viene spesso utilizzato nel suo immediato significato economico, situandosi molto lontano dalla dimensione morale ed etica; oppure si trasforma in parola abusata, che seppure nella sua veste richiama il senso filosofico che le appartiene, nella realtà viene facilmente svuotata del suo significato profondo, in cui dovrebbero convergere consapevolezza e autenticità, in un rapporto armonico e coerente tra essere, pensare e agire. Abbiamo tentato nelle riflessioni proposte di ridare valore al concetto di valore, considerando che accompagnare i giovani nella loro crescita significa anche farli maturare nei loro modi di porsi nei confronti di se stessi, dell’altro, della realtà e delle proprie risorse: nei confronti del loro vivere.

20 aprile 2018 - Il pensiero e la mente. Festival dell'educazione

Vittorino Andreoli: "Siamo la società dell'homo stupidus stupidus stupidus. Oggi solo gli imbecilli possono essere felici"

Fonte: www.huffingtonpost.it

by Flavia Piccinni
16 maggio 2018

Vittorino AndreoliLo psichiatra ad Huffpost: "Distruttività, frustrazione e l'insicurezza sono le caratteristiche del nostro tempo. Siamo la società della paura e domina la cultura del nemico"

"Viviamo in una società dominata dalle frustrazioni. La sensazione prevalente è quella di trovarsi in un ambiente in cui ci si sente esclusi, ci si sente insicuri, si ha paura. Si accumula così la frustrazione, che poi diventa rabbia. E la rabbia sa a cosa porta? Porta alla voglia di spaccare tutto. Il nostro tempo non è violento, è distruttivo".

Vittorino Andreoli, noto psichiatra e prolifico scrittore, riflette così sulla contemporaneità e sull'uomo. Lo fa nel suo ultimo romanzo, presentato al Salone del Libro di Torino, Il silenzio delle pietre (Rizzoli, pp.328). "Non credo alla divisione categorica fra romanzi e saggi" specifica lui. Non a caso, il volume è una lunga narrazione ambientata nel 2028: i tempi non sono più gli stessi, l'uomo non è più libero di scegliere, ma ha solo l'opzione benedetta dell'esilio. Che diventa mitico, e narrativo, quando si rivela volontario e scozzese. "Il mio protagonista – continua Andreoli - scappa da tutto. Scappa dai rumori, da internet, dal mondo virtuale che spaventa e occupa il tempo, impedendo di pensare. Scappa in un luogo in cui l'uomo ancora non c'è. Sceglie una baia meravigliosa, nella natura, per scampare a questa nostra società di frustrati".

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GNOCCHETTINO ANDREOLI, il fratello matto di Vittorino Andreoli

Di Martedì - LA7 - 15 maggio 2018

La copertina di Gene Gnocchi - Gnocchettino Andreoli al lavoro con due pazienti: Di Maio e Salvini

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Andreoli, abbraccio alla pazzia "Così bruciai le camicie di forza"

L'INTERVISTA Lo psichiatra racconta la realtà dei manicomi della nostra città prima e dopo la normativa del 1978

Fonte L'Arena

di Filippo Brunetto
13 Maggio 2018

L'Arena 13 Maggio 2018"Da sempre contrario ai sistemi di contenzione: a Marzana feci un falò" "Ho condiviso la Basaglia ma questa poi non ha fornito nuovi strumenti"

Vittorino Andreoli, psichiatra e neurologo veronese di fama mondiale, entrò giovanissimo nel 1969 all’istituto San Giacomo alla Tomba di Verona per studiare le malattie della mente. Laureato in Medicina all'Università di Padova, ha lavorato in Inghilterra" a Cambridge nel Department of Biochemistry e negli Stati Uniti: prima al Cornell Medical College di NewYork e poi alla Harvard University. La sua bibliografia è sterminata.
Ha fatto le perizie psichiatriche a protagonisti di delitti passati alla storia. Al San Giacomo sviluppò l‘atelier di pittura, esperienza dalla quale emerse il genio di Carlo Zinelli. E’ stato testimone a Verona dell'evoluzione della psichiatria nel Novecento: dal San Giacomo a Marzana, fino al Dipartimento di Psichiatria di Soave, dove è stato direttore. Oggi sono passati 40 anni dalla legge Basaglia che chiuse i manicomi in Italia.

Professor Andreoli, il 13 maggio del 1978 viene approvata la riforma Basaglia. Cosa cambia a Verona?
Non ci fu un problema grave.
Bisogna ricordare che nel 1969 il San Giacomo alla Tomba, il vecchio sanatorio dell’Ottocento, viene abbandonato perché era stato costruito il nuovo ospedale di Marzana: nel 1978 Verona ha l'ultimo manicomio costruito in Italia. Una struttura che dal punto di vista architettonico era un capolavoro, costato sei miliardi e mezzo di lire: fu progettato dall’architetto Carlo Scarpa e portato a termine da Daniele Calabi. La legge quindi chiude il più bel manicomio d'Italia con campi da tennis, un grande atelier, negozietti per produrre degli oggetti e venderli e spazi per ricevere i parenti.

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Andreoli: “Il cervello umano ha potenzialità superiori a quello del mondo digitale”

Fonte: www.cittadellasperanza.org

maggio 2018

Prof. Vittorino AndreoliProfessor Andreoli, alla luce degli studi fatti sul cervello, come possiamo definire oggi quest’organo?

Negli ultimi trent’anni anni la scienza ha modificato completamente le conoscenze che avevamo. Prima pensavamo che il cervello fosse determinato e, passata una certa fase dello sviluppo, funzionasse in un dato sistema. Invece abbiamo imparato che del cervello esistono due parti: una geneticamente determinata e che si struttura dopo la nascita, un’altra plastica che ha la caratteristica di organizzarsi sulla base delle esperienze. Le parole stesse, la relazione, il fatto di vivere un’esperienza traumatica o meno, tutto questo organizza la parte plastica del cervello, che poi è quella dell’apprendimento e delle cosiddette funzioni superiori. Partendo da qui, all’incontro fornirò dei dati sulla bellezza del cervello per confrontarlo con il cosiddetto cervello artificiale, quello che teniamo in tasca.


Ci può anticipare qualche aspetto di questo confronto?


Il nostro cervello ha due funzioni: la razionalità e l’affettività. Il telefono non ha niente a che fare con la seconda. È capace di dare emozioni, ma non di stabilire i legami sentimentali propri di una relazione. La prima caratteristica, invece, è alla base del pensiero razionale, ovvero della nostra civiltà, la quale si fonda sul dubbio. Il cervello digitale non ha dubbi, è yes or not. Se il cervello che abbiamo in tasca prende il sopravvento, tutto il mondo diventa quello con il dito in su o in giù. Com’è possibile ridurre le cose del mondo al “mi piace” o “non mi piace”?

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Beata solitudine - Il potere del silenzio

Beata solitudine

«Osservando il mondo, così rumoroso, inquieto, e così folle, mi viene voglia di silenzio, e di guardare ai monaci, che sono scappati dal mondo per capire il mondo».
VITTORINO ANDREOLI

In questa riflessione affascinante - che non disdegna di soffermarsi anche sulle scelte radicali del monachesimo in tutte le religioni - lo psichiatra Vittorino Andreoli ci avverte che il silenzio è l'unica azione rivoluzionaria che può riportare equilibrio al nostro vivere. L'uomo è l'unico tra i viventi ad avere la peculiarità di "guardarsi dentro". E in questa sua capacità di "introspezione" giunge alla consapevolezza di essere lo straordinario frammento di una gigantesca realtà che sconfina nell'infinito. Si rende conto non solo di essere fragile, ma di essere «un frammento di polvere fragile». In tempi di ipertrofia dell'informazione e di spreco delle parole, «il silenzio parla, proprio perché non dice, e se in esso non si conosce tutta la verità, tuttavia si giunge alla certezza che la verità esiste». Solitudine e silenzio sono dunque necessari per un'igiene della psiche, per un'ecologia dello spirito, per nutrire una relazione feconda con se stessi, ritrovando così, nei rapporti con gli altri, quell'armonia spesso compromessa da aggressività e violenza, abusi e nevrosi. Andreoli denuncia il delirio delle metropoli contemporanee, mettendo in guardia dai danni dell'eccessiva mondanità, dell'ipocrisia delle relazioni, dell'iper-connessione virtuale. Ecco allora l'assoluta necessità di ritrovare una dimensione contemplativa della vita per riacciuffare il senso delle nostre esistenze e per dare spazio «a quel monaco che si nasconde nel profondo di ciascuno di noi, al suo bisogno di solitudine e di mistero, perché una vita pienamente umana non può fare a meno dell'invisibile».

„Vittorino Andreoli, Beata solitudine. Il potere del silenzio, pp. 288, Piemme 2018“



Sulla Pagina facebook di Edizioni Piemme, intervista al Prof. Vittorino Andreoli con l'editor Roberta Russo.
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