Nel presente della gioventù che deve educarsi al futuro:

il viaggio dello psichiatra Vittorino Andreoli nella sua Lettera a un adolescente

Fonte: goccedautore.it

20 maggio 2021 | Virginia Cortese

il viaggio dello psichiatra Vittorino Andreoli nella sua Lettera a un adolescente

Cosa succede quando un simbolo del passato e un simbolo della gioventù si mettono in dialogo?

Ciò che è sintetizzato, magistralmente, nella lettera che lo psichiatra di fama mondiale, Vittorino Andreoli, (pubblicata da Bur. Rizzoli) ha dedicato agli adolescenti.

Un viaggio interessante all’interno dei grandi temi e delle sfide che un giovane si trova a vivere e ad affrontare; un dialogo sempre franco, che non ha pretese di assolutismo, ma che è anche una occasione di reciproca crescita e di scambio generazionale.

Una opportunità di guardare alle cose del mondo con curiosità, esplorando quel mistero di esistenza che è alla base di tutta la meraviglia del vivere.

“(…) Non stracciarla e non buttarla in un cestino, perché accarezzo il sogno di poterti trasmettere qualcosa che serva al tuo progetto, al tuo essere protagonista della tua vita. È bellissimo educare, significa tirare fuori e non imporre, e allora anche una lettera può aiutarti a scoprire quanto c’è dentro di te”.

Ma se si fa esperienza dell’accadere, procedendo per processi, sempre ben distinguibili è, spesso, il teatro delle azioni a cambiare oltre che le interazioni con il prossimo. Quando ci si confronta con la società, si ha a che fare con “la mescolanza dinamica di tutte le fasi. Non si può parlare dei giovani staccandoli dai loro padri. Ognuno di noi è il risultato anche delle persone con cui vive, e in particolare di quelle con cui è in una relazione significativa”.

Incontrare l’Altro significa, per i giovani, talvolta, (auto)determinare il confitto. Come si esprime? Attraverso tre le modalità dell’essere “contro”: trasgressione, opposizione e rivolta. Quest’ultimo aspetto, è quello per cui Andreoli nutre una maggiore simpatia: “La rivolta è la capacità di dire no, ma soltanto dopo aver valutato la richiesta, aver constatato che non è compatibile con le proprie convinzioni, con i principi in cui si crede. (…) La rivolta è la forza di una società, è la forza della sua parte giovane, attraverso cui evolve verso nuove modalità di organizzazione e di giustizia”.

Oltre l’approfondimento sul dolore, che si traduce in forme trasversali, e non prive di strategie di risoluzione, lo psichiatra si sofferma sulla “bellezza del perdono”, non mancando di far menzione della esperienza del messaggio di Cristo: “Il perdono, umanamente perfino ingiusto, diventa umanissimo quando si coniuga all’amore”.

La metamorfosi cui è sottoposta la gioventù e radicale e per certi versi drammatica. Per mitigare le domande di senso, interviene un punto fondamentale per capire l’età: la percezione del tempo. “La mia età – scrive Andreoli – è piena di passato e ha poco futuro, mentre la tua ha un grande futuro davanti ed è da poco cominciata. Il passato comprende tutto ciò che noi depositiamo nella memoria, potendo così rievocarlo e farlo almeno un po’ rivivere. Il futuro, invece, è un tempo che non c’è ancora e che viene tenuto in vita dai progetti, dalla speranza e dai desideri. (…) So che tu vivi il presente; ciò equivale a dire che gli adolescenti sono iper concreti, attenti a ciò che riguarda l’hic et nunc. Ma, al tempo cronologico, quello che tutti possiamo misurare nello stesso modo suddividendolo in ore, minuti e secondi, si aggiunge un tempo vissuto, che ha la dimensione del singolo e varia con gli stati d’animo. Un tempo dei sentimenti”. Fondamentale risulta prestare attenzione, tuttavia, a ciò che verrà: “Occorre “dare futuro” alla tua adolescenza, “imparare il futuro”, devi poterlo sentire, percepire, per avere una visione che inglobi il domani. Occorre che tu sappia che in questo spazio, non attuale ma mentale, si riesce a immaginare, si può giocare. Il desiderio si colloca dentro il futuro, e si colloca su una diversità che non è illusoria, ma che si sostanzia e diventa possibile, attraverso un impegno, per gradi”.

“Non stancarti mai di cercare il tuo senso – esorta, infine- e occorre essere ricchi di fantasia, nutrire quel mondo che è dentro la testa e in cui vengono accolte le utopie più grandi. (…) Non ti appartieni, sei. Sei come ciò che è intorno a te. Sei mistero e nel mistero del tuo esserci, vali più di quanto immagini. Hai un senso che va oltre il senso”.


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